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Il Monte in fiamme per una disattenzione indagato il proprietario dell’agriturismo
L’uomo avrebbe smaltito tra l’erba e i rami secchi i resti di un barbecue ancora parzialmente accesi. Ma lui nega
Libero Red Dolce
vicopisano. Per i carabinieri c’è un solo presunto responsabile dell’incendio del Monte Pisano: si tratta del proprietario dell’agriturismo Toscanolio Ebenezer Sackey Mensah, che involontariamente avrebbe gettato i resti di un barbecue ancora accesi in una porzione di terreno con della vegetazione secca. Una grave imprudenza che avrebbe fatto partire un incendio capace di distruggere 25 ettari di bosco. Del tutto estranei alla vicenda i turisti francesi che invece fin dalle prime ore erano diventati i colpevoli agli occhi di molti. La celerità delle indagini ha evitato che diventassero dei capri espiatori.
L’uomo, 28 anni e origini del Ghana, gestisce insieme alla compagna Eva l’agriturismo in questione. La contestazione che gli fanno i carabinieri è seria: “aver cagionato, per negligenza, imprudenza, un incendio boschivo dal quale è derivato pericolo per edifici nonché danno grave, esteso e persistente all’ambiente”. Un reato per il quale si rischiano fino a 5 anni.
Gli accertamenti sono partiti dalle testimonianze: i francesi, la donna delle pulizie, un’altra coppia ospite della struttura e ovviamente i due proprietari. Il quadro emerso, una volta ricomposto e depurato delle incongruenze, fa risalire la concatenazione dei fatti alla sera prima dell’incendio, cioè a venerdì 6 agosto. Quella sera l’altra coppia presente utilizza il barbecue per cucinarsi la cena. Si tratta di un modello nuovo, con chiusura ermetica tramite uno sportello. Dentro rimangono i resti della carbonella, non tutta bruciata, utilizzata per fare la brace.
Il giorno dopo il braciere sporco va pulito. I testimoni spiegano che la mansione di pulire il braciere è responsabilità di Ebenezer Sackey Mensah. Lo afferma la signora delle pulizie ed è l’uomo stesso a confermare di averlo fatto.
Ai carabinieri però spiega di averlo fatto in sicurezza, eliminando i tizzoni ancora semi accesi. I militari, dopo aver analizzato la scena, non sono convinti di questa ricostruzione. Per loro non c’è stata cautela e precauzione nel disfarsi dei resti ancora caldi e attivi di quella brace. Anzi, una totale superficialità.
Anche perché il braciere è stato svuotato in un punto, individuato come l’innesco del grosso incendio, dove tra rami secchi e vento il fuoco ha avuto vita facile a crescere fino a diventare ingestibile.
I francesi spiegarono subito di avere acquistato delle pizze, mostrando uno scontrino a chi indagava. I resti dei cartoni, insieme a quelli delle pizze, sono stati in effetti ritrovati. Quelli dei carboni, che sarebbero stati smaltiti allo stesso modo, secondo il proprietario, no. E i carabinieri ritengono di averli individuati nell’area vicino all’oliveta da dove è partito tutto.
Le indagini, portate avanti dai carabinieri della stazione di San Giovanni alla Vena insieme a quelli della stazione dei carabinieri forestali di Calci, sono durate quattro giorni. A coordinarle il tenente colonnello Carmine Gesualdo che guida la compagnia di Pontedera.
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