Gioco
A riportare l’orologio di Volterra in pari ci penseranno i maestri della “Trebino”
Il quadrante sulla facciata di palazzo Priori non si è più ripreso dal cambio dell’ora. La sua storia inizia nel 1384 tra curiosità e manutenzioni
VOLTERRA. Dall’entrata in vigore dell’ora legale, la notte tra gli ultimi sabato e domenica di marzo, non si è più ripreso. Ha un quarto d’ora di ritardo, l’orologio di palazzo Priori che si affaccia sull’omonima piazza di Volterra che così “regala” un po’ di tempo a chi a esso si affida.
Ora l’amministrazione comunale vuole intervenire, non per essere alla pari della cosiddetta “precisione svizzera” ma per una questione di prestigio. Così ha previsto un impegno di spesa di tremila euro e tra poco sarà pronta la delibera di affidamento dei lavori. «Penso si possa procedere a fine estate» commenta il sindaco di Volterra, Giacomo Santi. Cioè quasi al ritorno all’ora solare. I lavori di manutenzione dell’orologio saranno affidati alla ditta Trebino di Uscio, tra Recco e Genova, veri maestri da due secoli nel settore, tanto da essere i “fornitori” e manutentori ufficiali dello Stato del Vaticano, del Quirinale, e delle più prestigiose torri da orologio del mondo: a Uscio c’è un museo degli orologi fin dal 2004.
«Quando sarò fatta la delibera, siamo pronti a intervenire – dice Giorgio Trebino, 72 anni, patron dell’azienda leader nel settore – Dovremmo venire a capo in una giornata di lavoro. Si tratta di cambiare una scheda».
Sì, perché anche quell’orologio sulla facciata di un palazzo così antico, sembra essere diventato 2.0 dopo l’intervento della medesima azienda genovese di una trentina di anni fa. Però nel retro, così afferma Santi, esiste ancora un’intera stanza tra pesi, contrappesi, cilindri, bilancieri, molle e perni.
L’orologio sulla parte alta di palazzo Priori fu deciso nel 1384 ma fu collocato solo nel 1393. L’artefice – come ricorda Alessandro Furiesi in una sua opera, direttore della Pinacoteca civica – fu Domenico di Pietro da Castiglione Aretino, abitante a Siena, che venne pagato con la notevole somma (all’epoca) di 135 fiorini d’oro. Si dice che fu uno dei primi orologi, se non il primo in Italia su un palazzo pubblico. E si dice anche che prese il posto di una “bocchetta” che serviva fino allora a tirare su vivande e vettovaglie.
Nel corso del tempo l’aspetto dell’orologio subì varie modifiche; nel 1433, per esempio, frate Giovanni e frate Francesco da Firenze dipinsero le ore e le varie fasi della Luna; nel 1491 Iacopo di Sandro Botticelli vi dipinse varie figure. Il meccanismo antico è stato ovviamente sostituito e rivisto più volte e il quadrante adattato con l’avvento della divisione giornaliera in 12 ore. Restò tale fino al 1500, quando subì i primi rilevanti interventi di manutenzione; singolare fu nel 1506 la costruzione di una parete a mattoni intorno al meccanismo dell’orologio e l’accesso fu limitato da una porta chiusa a chiave. Si provvide a tutto ciò per impedire di far manovrare l’orologio – spiega sempre Furiesi – da persone diverse dagli addetti (i cosiddetti temperatori), così le campane avrebbero suonato all’ora giusta. Probabilmente era frequente che persone, per curiosità o altro, toccassero o tentassero di regolare, il meccanismo dell’orologio. Per questo si decise di chiuderlo a chiave. Nel 1508 una grossa campana della torre del palazzo venne danneggiata da un fulmine e contemporaneamente venne riparato il meccanismo di far suonare la campana stessa. I lavori però iniziarono solo nel novembre dell’anno successivo, quando la campana stava per crollare. Nel corso dei secoli altri piccoli o grandi lavori che lo fecero resistere addirittura fino agli anni Venti dell’altro secolo. A quel punto furono necessari altri lavori, fino a quelli massicci negli anni Settanta effettuati dai tecnici specializzati dell’azienda Trebino. Ancora pronta, ora, a intervenire per togliere quel ritardo di 15 minuti.
Paolo Falconi
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