Il Tirreno

Pontedera

Addio all’assessore e al consulente che aveva sempre un sorriso per tutti

Andreas Quirici
Addio all’assessore e al consulente che aveva sempre un sorriso per tutti

Pontedera piange la morte di Marco Papiani, 62 anni, affetto da una grave malattia scoperta nel dicembre 2017

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Andreas Quirici

PONTEDERA. La morte di Marco Papiani non è solo una notizia bruttissima da digerire. È un vero pugno allo stomaco. Non era una novità la sua battaglia contro una grave malattia, scoperta nel dicembre 2017. Si sapeva dell’operazione subita nel gennaio successivo, di altri interventi e del fatto che si recava a Milano in un centro specializzato per questo genere di problemi sanitari. Ma la sua voglia di non mollare, il suo sorriso, le sue parole gentili che pronunciava quando lo trovavi o lo sentivi al telefono facevano pensare che questo triste momento non sarebbe arrivato tanto presto. Invece l’ex assessore al bilancio del Comune di Pontedera, per due mandati nella giunta del sindaco Simone Millozzi, non c’è più. È deceduto l’altra sera poco prima delle 23.30 nella casa di famiglia in via Firenze a Pontedera circondato dall’affetto della moglie Nicoletta Bernardi e dei figli Francesco e Ilaria.

Da ieri mattina in tantissimi si sono recati a dargli un ultimo saluto alla camera ardente della Misericordia a Pontedera. Il funerale sarà, invece, celebrato nella chiesa di San Giuseppe domani alle 10.

Dal centro di Pontedera a Fuori del Ponte. Il percorso che il 62enne consulente finanziario e tributario, perennemente tra i 100 migliori nel suo campo in Italia per Banca Fideuram, ha fatto tra la giovinezza e l’ingresso nel mondo degli adulti. Cresciuto in via Primo Maggio, ha cominciato a frequentare l’oratorio di San Giuseppe dove ha incontrato l’amore della sua vita, Nicoletta, conosciutissima insegnante della scuola elementare Pascoli sempre a Pontedera. Un legame, quello con il quartiere di Fuori del Ponte che lo ha portato a giocare nelle squadre di calcio dell’Oltrera con il mitico allenatore Nilo Pieracci che tanti ragazzi di quell’epoca ha fatto crescere e diventare uomini. E poi, più in là negli anni, è stato tra i fondatori della squadra di calcio amatoriale del Bar Baldini.

Da ragazzino era un fondista, da grande si è innamorato del tennis che praticava al circolo di Pontedera. «Veniva a giocare o ad allenarsi in palestra – racconta Federico Nocchi, presidente del circolo del tennis – anche dopo le terapie. Non ha mai mollato dando l’esempio a tutti. Organizzeremo qualcosa per ricordarlo come meritava».

E proprio il ricordo di Papiani sarà quello che resterà impresso nella testa di chi gli ha voluto bene o che lo ha conosciuto per motivi di lavoro. Diviso tra l’ufficio vicino in zona stadio che ultimamente divideva con la figlia, anche lei consulente finanziaria per lo stesso gruppo, e Palazzo Stefanelli. Un tragitto non breve che lui percorreva sempre in bicicletta. Spesso con una pedalata energica. Ma anche a rischio di cadere, riusciva sempre ad alzare la mano per salutare. Una scena che, negli ultimi tempi, si è vista sempre meno. Nelle ultime settimane si era reso conto che non sarebbe più riuscito a essere quello di prima, che non avrebbe più potuto partire in viaggio con la famiglia o trascorrere serate a cena con gli amici di sempre.

«Da grande appassionato di sport ha seguito le Olimpiadi ogni giorno – racconta il figlio Francesco che è avvocato –. Si alzava dal letto e si sistemava sul divano per seguire le gare con grande entusiasmo. Poi, dopo la fine dei Giochi, è come se si sia lasciato andare. Sapevamo che sarebbe andata così. E sapevamo anche che era benvoluto. Ma non ci saremmo mai immaginati una mole di messaggi e attestati di stima nei suoi confronti come quelli che stiamo ricevendo subito dopo la sua morte. Vedo persone piangere e capisco quanto di buono abbia fatto in vita sua. Ed è questo il ricordo indelebile di lui che mi resterà».

Papiani è stato un assessore importante per Pontedera con l’allora sindaco Millozzi, ora piegato dal dolore dopo la notizia della morte dell’amico e collega. Toccante il post che ha scritto su Facebook: «Abbiamo fatto un “lungo” viaggio insieme. E te hai sempre sorriso alla vita. Sei stato, con il tuo carattere e la tua forza, un punto di riferimento irrinunciabile per me e per tutti coloro che ti hanno conosciuto. Tuttavia i tantissimi ricordi insieme, oggi, lasciano spazio solo alle lacrime che non smettono di scendere. Un abbraccio, caro Marco. Mi mancherai».

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