Un bicchiere d’acqua al ristoro Maltinti per aiutare i pellegrini sulla Francigena
La famiglia ha allestito un punto in cui potersi rinfrescare e riposare prima dell’ultima salita per San Miniato
SAN MINIATO. Tenzin Gyatso diceva che “anche una piccola esperienza di altruismo procura immediatamente un po’ di pace mentale”. Ma chi è Tenzin Gyatso? Beh, la maggior parte di noi lo conosce per la sua “qualifica”, perché Gyatso è il quattordicesimo Dalai Lama, guida spirituale dell’universo buddhista.
Se il Buddhismo è una delle religioni più antiche del mondo, questa storia di altruismo affonda le proprie radici (e anche i propri scarponi da trekking, il perché lo vedremo dopo) in un’altra religione: il cristianesimo. C’è un’esperienza spirituale, fisica ed emotiva che un numero indefinibile di credenti ha affrontato: percorrere la Via Francigena, quella serie di tracciati che dall’Europa Occidentale (in particolare dalla Francia) conducevano (e conducono) a Roma, per poi giungere fino alla Puglia, dove c’erano i porti per la Terra santa, meta di pellegrini e di crociati. Se le crociate per fortuna sono soltanto un episodio dalla grande rilevanza storica da studiare approfonditamente a scuola, i pellegrinaggi sulla Via Francigena persistono ancora, anche durante una pandemia.
San Miniato – ed è qui che si manifesta questa storia di altruismo nascosto e disinteressato – è arrivo della ventinovesima tappa della Francigena, quella che va da Altopascio alla Città del Tartufo e della Rocca. I pellegrini – per ovvi motivi – affrontano queste lunghe camminate da primavera in poi, col clima caldo; ma se da una parte così si evitano freddo e temporali, dall’altra c’è il rischio di un colpo di calore, perché a luglio e agosto camminare sotto il sole è prova sì spirituale ma innanzitutto fisica. L’acqua può finire, per un calcolo sbagliato o per aver sopravvalutato le proprie abilità; e quando si ha sete, i miraggi non sono solo quelli dei film.
A volte, però, può capitare che quel miraggio sia reale: in via Parini a San Miniato Basso, infatti, la famiglia Maltinti ha creato un ristoro, il “Piccolo ristoro di via Parini”. Qui i pellegrini che si apprestano a fare l’ultima salita per completare la tappa trovano acqua, succo, mappe, cerotti, qualcosa da mangiare e altri beni di prima necessità. All’improvviso, quando uno meno se lo aspetta. La famiglia Maltinti vedeva passare davanti al proprio cancello tantissimi pellegrini stanchi, bisognosi semplicemente di fermarsi un secondo e di bere.
E così questa storia è iniziata: «Lì vedevamo passare accaldati – racconta Matteo Maltinti – e così abbiamo detto: diamo una mano, un ristoro con un po’ d’acqua e adesso con molto altro; l’ombrellone, la panchina, l’acqua fresca, le merendine. Un piccolo conforto per chi sta facendo una cosa faticosa, come camminare per giorni. E trovare qualcuno che ha pensato a loro è un qualcosa che regala tanti sorrisi. È bello vederli riposare per qualche minuto, così come i messaggi che scrivono ci incitano a fare meglio. La vita è dare e avere: noi diamo qualcosa e nel contempo riceviamo bei pensieri».
Al ristoro, infatti, c’è qualcosa di veramente particolare, perché sul tavolino – accanto a succhi, acqua e cibo – c’è un libro, dove i pellegrini possono lasciare i propri pensieri, un po’ in tutte le lingue: «Grazie, stavo a morì”, oppure, «Non ho ancora capito se siete un miraggio o siete reali, nel dubbio ringrazio», ma anche «Per fortuna ci sono persone come voi» e «Grazie per l’H2O (l’acqua nda) e il pensiero».
Questo è il tenore delle centinaia di messaggi che dal 2015 la famiglia Maltinti orgogliosamente ogni anno raccoglie in un libro. Babbo Mario, mamma Patrizia, i figli Matteo e Pier Filippo. Sono loro i protagonisti di questa vicenda. Mario (pilastro della Folgore Pallavolo), nel frattempo, se ne è andato, ma da lassù felice vede coltivare l’altruismo “di famiglia”.
I pellegrini possono anche inviare dei messaggi Whatsapp di ringraziamento, che vanno a riempire la pagina Facebook del Ristoro.
Se l’amico si vede nel momento del bisogno, la famiglia Maltinti è l’amica dei pellegrini che arrivano a San Miniato. Degli amici che non chiedono niente, se non un sorriso. E che ricevono quella pace mentale derivante dal fare qualcosa per il prossimo, quel sentirsi più leggeri e meno oberati dai cattivi pensieri. Non sembra, ma con un semplice bicchiere d’acqua si può fare molto.
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