Il Tirreno

Pontedera

«Ci siamo lasciati per qualche giorno»

Tommaso Silvi ; SERVIZI ALLE PAGINE 2-3

La confidenza della vittima alla tabaccaia del paese fatta poco prima di morire. Un amico dell’omicida: «Lui era cambiato»

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Tommaso Silvi

MONTEROTONDO MARITTIMO.

«Qualche tempo fa si sono lasciati. Lei me lo aveva detto. Una crisi passeggera che poi si è risolta. Ogni tanto avevano qualche momento delicato. Ma credo che capiti a tutti».

Si abbassano le saracinesche a Monterotondo. Sembrava un giovedì mattina come tanti, ma subito dopo l’alba in paese ha cominciato a circolare la voce della tragedia. Silvia Manetti, 46 anni, è stata uccisa con una coltellata dal suo fidanzato, il 48enne Nicola Stefanini, originario di Saline di Volterra. Il sindaco, Giacomo Termine, ha subito proclamato il lutto cittadino. La tabaccheria in piazza Mario Cheli è ancora aperta.

E dietro al bancone c’è Elena Dani.

«Silvia era una ragazza fantastica – prosegue –, veniva spesso qua e mi aveva raccontato che lei e Nicola si erano allontanati per alcuni giorni, poi si erano rimessi insieme». Elena ha saputo solo da qualche ora della tragica fine che ha fatto la sua amica. Sgozzata dal fidanzato dopo la festa per i tre anni da fidanzati. «Una cosa terrificante, non avrei mai neppure pensato a una cosa del genere tra di loro», dice la commerciante di Monterotondo Marittimo, visibilmente scossa. Silvia lavorava al bar “Che c’è...c’è”, a pochi metri di distanza dalla tabaccheria.

«Si era ambientata bene in paese, era socievole e non ha mai avuto alcun tipo di problema con la gente. Era davvero una bella persona». Tutti a Monterotondo conservano un bel ricordo di Silvia. Ennesima vittima di femminicidio.

Un fenomeno che attraversa l’Italia e il mondo, dalle grandi città ai paesini incantati ai margini del comprensorio delle colline Metallifere. Una piaga sociale che non conosce confini e, purtroppo, non sembra arrestarsi, malgrado proclami, indignazione, condanne da parte di società e istituzioni. Situazioni che sfociano in violenze inaudite tra sangue, urla e gesti a cui, poi, non si può più porre rimedio. E a cui chi conosce i protagonisti di queste storie guarda con occhi sgranati e attoniti. Senza riuscire a capacitarsi di come si possa perdere la testa in questa atroce maniera.

Massimo Mazzara lavora nell’enoteca della moglie, che confina proprio con l’attività in cui si dava da fare Silvia. «Una persona perbene – commenta Mazzara – che andava d’accordo con tutti».

E se la vittima ha svolto la sua vita tranquilla fino a poche ore prima dell’omicidio, lo stesso non si può dire del fidanzato, e assassino, Nicola Stefanini. Almeno stando a quanto racconta un amico, anche lui residente a Monterotondo, con cui Nicola passava spesso del tempo in piazza, a parlare del più e del meno. «Da qualche giorno – racconta l’uomo, che preferisce non fornire l’identità «perché Monterotorndo è un paese è piccolo e non voglio problemi», dice – Nicola era silenzioso, si faceva gli affari suoi. A un certo punto credevo che ce l’avesse con me, perché mi salutava quasi con sufficienza, mentre invece prima mi chiamava anche da lontano, era sempre gioioso. Non so se c’entra qualcosa con la tragedia, ma lui non sembrava più lo stesso».

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