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Addio Massimo, uomo delle emergenze tra bombe e terremoti

Libero Red Dolce
Addio Massimo, uomo delle emergenze tra bombe e terremoti

Storico volontario della Pubblica Assistenza di Cascina e operaio alla Piaggio. Fu nella prima squadra che arrivò a soccorrere i terremotati dell'Umbria

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Cascina. Quando la popolazione chiamava Massimo Balestri c’era sempre. C’è stato per le alluvioni di Genova e Asti, tra il fango e l’acqua sopra la cintola. C’è stato nella grande galleria dell'Appennino, a San Benedetto Val di Sambro, a tirare fuori la gente dalle macerie contorte del treno esploso. C’è stato ancora, in anni più recenti, nel territorio dell’Umbria, quando la squadra cascinese fu la prima ad arrivare a Nocera Umbra. E adesso che Massimo non c’è più Cascina perde una figura che al volontariato e al sostegno degli altri ha regalato la sua vita per intero.

È scomparso ieri, all’età di 59 anni, dopo aver lottato con una malattia che in breve tempo lo ha ucciso. Una vita da volontario della Pubblica Assistenza di Cascina, quella che per lui si può dire sia stata una vera e propria vocazione.

E non si può certo dire che sia stato un volontariato tranquillo il suo. Non era disponibile soltanto per i normali servizi di pubblica assistenza, perché a quello ha aggiunto un grande impegno per le missioni di protezione civile che tanto lo appassionavano. Lo chiamavano quasi, come se fossero un dovere ancora prima che una scelta.

Chi voleva farlo arrabbiare lo chiamava “capo”, per via di una posa talvolta da burbero ma che nascondeva in realtà una forte umanità e uno spirito di sacrificio innati. E chi lo conosceva bene questo non l’ha mai potuto dimenticare.

Era autista dei mezzi ma anche formatore degli autisti, uno dei primi a fare i corsi. E insieme all’amico Fabio Taccola, che lo anticipò di qualche tempo, entrarono nella Pubblica Assistenza cascinese negli anni ’80 senza praticamente uscirne più.

Massimo viveva con la sorella Daniela, alla quale era legatissimo. Per anni ha lavorato come operaio alla Piaggio. Era anche appassionato di motociclette.

«Mi ricordo quando arrivammo di notte a Nocera Umbra, quando c’era ancora il terremoto. Noi cascinesi fummo la prima squadra ad arrivare sul posto. Era buio ovviamente e la terra ancora tremava, faceva paura. La gente era ancora in casa, ne abbiamo tirati fuori veramente tantissimi», racconta l’amico Fabio. «Sapere stamattina (ieri per chi legge, ndr) che non ce l’aveva fatta mi ha davvero spezzato il cuore. In questi giorni scambiavamo messaggi ricordando le tante cose fatte assieme».

«Se ne va una persona che ha dato tanto per Cascina e per l’Italia. Lui non diceva mai no, era uno che sapeva motivare e aveva uno spirito particolare. Abbiamo iniziato quando le pubbliche assistenza erano un’altra cosa, meno strutturate», continua Fabio.

Da domani pomeriggio la salma sarà esposta alla cappellina del commiato. Da lì, venerdì alle 15, partirà il corteo funebre.

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