Sicurezza
«Sagre troppo lunghe, danni ai ristoranti»
Attacco di Confesercenti alle manifestazioni dei paesi che toglierebbero fatturati ai locali dopo mesi di pandemia
PONTEDERA. «Le sagre sono una concorrenza sleale nei confronti della ristorazione. Immaginate adesso che i titolari di bar e ristoranti vengono da mesi di pesanti restrizioni a causa della pandemia. Dispiace vedere che tanti organizzatori di sagre continuino a svolgere la propria attività, spesso agevolati dalle stesse amministrazioni comunali, noncuranti delle nuove ferree regole del codice regionale del commercio». Simone Romoli, responsabile dell’area pisana di Confesercenti Toscana Nord, tira fuori un problema antico, quello della convivenza tra ristoratori e volontari delle sagre durante il periodo estivo. Un clima di tensione tra le due fazioni, reso ancora più pesante dai tanti mesi di restrizioni per l’emergenza sanitaria.
L’associazione di categoria lancia l’allarme contro il proliferare in questa estate delle sagre. «Con durate molto al di sopra dei limiti imposti dalla Regione – incalza Romoli – che all’articolo 52 del codice del commercio prevede che “le attività temporanee (le famose sagre) non potranno avere una durata superiore a 10 giorni consecutivi o comprendenti due fine settimana”. I soggetti che possono derogare a questa regola sono solo le associazioni di promozione sociale o le Pro loco. Invece assistiamo praticamente in tutta la nostra provincia a sagre organizzate da associazioni sportive, circoli di partito e altri soggetti che non rientrano nella deroga e che si svolgono ad esempio per tre fine settimana consecutivi».
Ma per il rappresentante di Confesercenti c’è di peggio, visto che «le sagre sono tenute a promuovere prodotti tipici del territorio e possono svolgersi solo come eventi collaterali ad altre manifestazioni. Nel lungomonte pisano, come ad esempio nei comuni di Vicopisano e Bientina, imperversano sagre che promuovono il pesce di mare e lo sport. E nei manifesti ci si limita a pubblicizzare la parte gastronomica, che dovrebbe essere solo accessoria».
Sembra di essere tornati ai tempi pre pandemia, quando in tanti posti dell’entroterra si vedevano spuntare manifestazioni paesane legate alla cucina del litorale. Tutto questo potrebbe rappresentare un sospiro di sollievo se di mezzo non ci fossero fatturati dei ristoranti e quindi stipendi per le famiglie, ma anche la vita sociale di paesi e associazioni che “campano” proprio sulle sagre.
Romoli fa una richiesta precisa: «Invitiamo le amministrazioni comunali che rilasciano le autorizzazioni di verificare il rispetto della normativa regionale. In modo da distinguere quelle iniziative che hanno un vero sfondo sociale e aggregativo ad altre che, nei fatti, sono solo mezzi per incassare. Siamo pronti a chiedere le copie di tutti gli atti amministrativi e presentare esposti laddove riscontrassimo violazioni della legge regionale».
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