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il delitto di orentano 

"Sfratto" per Lupino, l'assassino di Khrystyna

Pietro Barghigiani
"Sfratto" per Lupino, l'assassino di Khrystyna

Il giudice dà ragione al proprietario dalla casa di Corte Nardi, il compagno della 29enne ucraina uccisa dal tatuatore: immobile occupato senza titolo

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CASTELFRANCO. C’è un primo pronunciamento di un Tribunale a carico di Francesco Lupino, il 49enne tatuatore fiorentino, per anni residente ad Altopascio, reo confesso dell’omicidio di Khrystyna Novak, 29 anni, ucraina, uccisa con un colpo di pistola sparato nell’occhio destro la mattina del 3 novembre scorso in una villetta di Corte Nardi a Orentano. Il giudice del Tribunale civile, Laura Pastacaldi, ha accolto l’istanza dell’imprenditore Airam Gonzalez Negrin, compagno della vittima, imponendo la liberazione della casa, vicina alla villetta del delitto, dove Lupino viveva con la compagna Valentina Sivieri e i loro figli. La famiglia avrebbe occupato senza titolo l’immobile e le questioni legate alla locazione, dapprima concessa da Airam in amicizia e poi costellata di liti, sarebbe una delle cause dei rapporti sempre più avariati tra il tatuatore e l’imprenditore nel settore del pellame. Un dissidio feroce che può aver alimentato l’odio verso il padrone di casa fatto pagare alla compagna.

Assistito dall’avvocato Giovanni Pagano, Airam Gonzalez Negrin con la sentenza a suo favore può rientrare in possesso della casa.

Lupino è in carcere dal 23 marzo per l’omicidio della fidanzata dell’ex socio spagnolo e nell’abitazione risiedono la compagna e i figli. Occupazione senza titolo e mancata restituzione dell’immobile sono le due richieste accolte dal giudice. Ora va data esecuzione al provvedimento del Tribunale.

La coppia era arrivata a Orentano, in Corte Nardi, nel febbraio-marzo del 2020, tramite un’agenzia di Altopascio. Gonzalez aveva firmato un preliminare di acquisto della casa dove poi si era trasferita la famiglia Lupino. I due, con i figli minorenni, erano entrati nell’appartamento prima di firmare il contratto. Poi Airam scopre che non poteva affittare l’edificio perché non era ancora di sua proprietà. Nel frattempo la pandemia aveva congelato contratti e accordi e la famiglia era rimasta in Corte Nardi, con la promessa di pagare l’ affitto anche se poi non lo farà, secondo quanto sostiene il commerciante di pellami spagnolo. Lupino ha sostenuto anche di aver fatto dei lavori nella casa e che non se ne sarebbe mai andato con una semplice intimazione verbale di Airam. Lo dice anche agli inquirenti quando lo arrestano per spiegare il clima, ormai degenerato, tra lui e l’imprenditore con cui avvia un piccolo commercio di stupefacenti destinato a fallire e a inasprire ancora di più le relazioni tra i due.

Sul fronte dell’inchiesta, in attesa della conclusione degli accertamenti tecnici e con la piena confessione dell’autore dell’omicidio, la Procura tra settembre e ottobre chiuderà le indagini senza escludere l’ipotesi di chiedere il giudizio immediato per Lupino a cui contesta un reato da ergastolo come l’omicidio volontario premeditato e aggravato dai motivi futili e abietti.

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