Proteste
Ex conceria Nobel il Comune chiude la strada: l’edificio va messo al sicuro
Edificio pericoloso, l’ordinanza impone i lavori ai proprietari L’assessore: «Niente apertura fino al termine del recupero»
Giacomo Pelfer
SANTA CROCE. Siamo alle solite. Via San Tommaso chiusa, ancora una volta, tagliata a metà all’altezza dell’incrocio con via Tiziano, in pieno centro urbano a Santa Croce, come già accaduto nel 2014 e ancora nell’estate 2019.
Colpa dello scheletro di mattoni dell’ex conceria Nobel, con la sua facciata singolare che, più di vent’anni fa, convinse l’amministrazione comunale a inserirla nell’elenco delle vecchie strutture industriali da tutelare, con tanto di successivo piano di recupero (approvato nel 2015) che prevede appunto la conservazione dell’edificio esistente. Vietato abbattere dunque, anche se l’edificio incombe per alcuni metri proprio a ridosso di via San Tommaso, mettendo a rischio la sicurezza di auto e pedoni. Da qui l’ordinanza di chiusura firmata pochi giorni fa dal comandante della polizia municipale Sandro Ammannati e divenuta operativa da ieri mattina.
Un film già visto per i cittadini di Santa Croce, anche se stavolta la sceneggiatura potrebbe durare più del solito, mettendo in scena un braccio di ferro tra l’amministrazione comunale e i proprietari privati del vecchio fabbricato dismesso.
All’origine dell’ennesima chiusura della strada, infatti, c’è una precedente ordinanza del 23 marzo, con cui il Comune intimava alle società proprietarie la messa in sicurezza dell’edificio, a distanza di un anno e mezzo dagli ultimi lavori che i proprietari avevano eseguito proprio per mettere al sicuro la strada. Tutto era nato da un sopralluogo dei vigili del fuoco, che nel luglio 2019 avevano spinto il sindaco Giulia Deidda a chiudere la strada ordinando ai proprietari uno studio sulla stabilità dell’immobile. In base ai risultati di quella perizia, i proprietari erano intervenuti nella prima metà d’agosto con l’installazione di alcuni tiranti sulla facciata e la rimozione di tutti gli elementi che potevano appesantirla: dalle grondaie agli infissi fino alle tegole del tetto, aumentando in questo modo l’effetto “scheletrico” dell’edificio. In un secondo tempo, però, era prevista l’installazione (mai avvenuta) di una copertura in lamiera che avrebbe dovuto proteggere le strutture lignee che sorreggono l’edificio. Ed è per questo che l’amministrazione è tornata all’inizio di quest’anno a bussare ai proprietari.
Una richiesta, tuttavia, a cui la proprietà stavolta avrebbe risposto picche, come si apprende dall’ordinanza di pochi giorni fa nella quale si legge che «tale provvedimento non è stato e non verrà ottemperato», come spiegato da una comunicazione arrivata negli uffici comunali il 29 luglio. Da qui la decisione di chiudere la strada ma stavolta senza prevedere un termine.
«Ci sono prescrizioni da rispettare, sulla base dei sopralluoghi condotti sia da parte nostra che da tecnici di parte incaricati dalla proprietà – spiega l’assessore ai lavori pubblici Daniele Bocciardi –. Finché il privato non interviene per ottemperare a quanto prescritto la strada non può essere riaperta».
La richiesta è mettere in sicurezza la parte di immobile a ridosso della strada, anche se per il futuro l’ipotesi della demolizione sembra non essere più un tabù. Dopo che l’iter per l’apposizione di un vincolo da parte della Soprintendenza non ha avuto seguito, i consulenti della proprietà erano già a lavoro da tempo per proporre una variante al piano di recupero. Variante che prevede appunto la demolizione completa del vecchio immobile, prevedendo però la costruzione di nuovi edifici ispirati alle caratteristiche architettoniche delle vecchie facciate.
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