Sicurezza
San Miniato piange per la scomparsa di Paolo Cocchieri
Il regista premiato nel 2011 dall’amico Renzo Ulivieri al Festival del teatro popolare nella città della Rocca
SAN MINIATO. La commozione per la morte di Paolo Coccheri arriva fino a San Miniato, città che aveva un rapporto speciale con il regista teatrale e fondatore delle cosiddette Ronde della Carità per aiutare i senzatetto e i bisognosi.
«San Miniato perde un grande amico – spiega Andrea Mancini de La conchiglia di Santiago – premiato al Festival del teatro popolare 2011 da Renzo Ulivieri, insieme avevano frequentato l’Isef di Firenze nei primi anni Sessanta. È morto in una clinica fiorentina per una crisi respiratoria seguita a una brutta caduta. Coccheri ha fondato decine di Ronde della Carità in ogni parte d’Italia, dalla Sicilia fino a Bolzano, ma anche in molti paesi europei. Era amato da migliaia di diseredati, senzatetto, ma anche da tante persone votate all’aiuto per gli altri, soprattutto i senzatetto che affollavano le stazioni e i luoghi destinati alla solidarietà umana».
Ma Paolo Coccheri era anche figlio di una lunga esperienza teatrale, allievo di Orazio Costa e regista di spettacoli importanti, anche dentro al Teatro comunale di Firenze, fondatore di festival prestigiosi, a cui avevano partecipato le migliori energie del teatro internazionale, primo fra tutti il Festival di Montalcino, che con lui ebbe una stagione straordinaria, mai più ripetuta.
«Coccheri aveva un rapporto privilegiato con San Miniato, nato al tempo delle Feste del Teatro, con le regie di Orazio Costa e la direzione artistica di don Giancarlo Ruggini, e proseguito con il Festival del pensiero popolare-Palio di San Rocco Pellegrino, che nel 2011 ne premiò la singolare presenza umana e poetica, affidando il riconoscimento alle mani di Renzo Ulivieri – ricorda ancora Mancini –. Da quel momento Coccheri ha affiancato ogni anno il festival, lavorando a fianco della direzione e frequentando attivamente gli incontri pomeridiani e gli spettacoli, ultimi ad esempio e straordinari sono stati quelli dovuti alla penna del grande Fernando Arrabal, col quale Coccheri entrò in rapporto dinamico: in molti ricordano ancora gli interventi che Coccheri volle fare durante gli incontri con il formidabile scrittore spagnolo, la loro lucidità e anche una certa causticità, al punto che pareva si contendessero la palma del miglior artista surrealista». —
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