Sicurezza
“È andato perduto”, poesie sospese tra il cambiamento, la crescita e la perdita di sé
La nuova raccolta di Elena Caroti Stopardi, originaria di Ponsacco pubblicata da Porto Seguro. L’autrice: «Racconto il mio passato»
il personaggio
Una raccolta di poesie sospese tra il cambiamento, la crescita e la perdita di sé. Sono questi i temi principali di “È andato perduto” (Porto Seguro Editore), la raccolta firmata da Elena Caroti Stopardi, giovane originaria di Ponsacco e oggi residente a Pisa. Proprio qui, negli anni dell’università, ha ottenuto la laura magistrale in filosofia, dopo gli anni passati tra i banchi del liceo classico di Pontedera.
«Vorrei insegnare storia e filosofia alle superiori, ho fatto anche alcune supplenze proprio a Ponsacco – dice – per il momento, attendo il concorso». Per Elena non si tratta della prima raccolta di poesie. «Questa è la mia seconda – spiega – nel 2008, a sedici anni, pubblicai con un’altra casa editrice “Il cuore che trema”». Dall’esordio letterario, allora, è passato qualche anno, ma la sua poetica non si è mai spenta. «Il mondo dell’editoria non è molto semplice, soprattutto se sei un’autrice giovane ed emergente – continua sorridendo – avevo perso un po’ le speranze, ma con la nuova casa editrice mi sono trovata molto bene e ho raggiunto un punto di approdo». Forse proprio per questo tempo trascorso tra l’una e l’altra, “È andato perduto” raccoglie poesie che parlano molto del cambiamento e della crescita. «Questo passaggio d’età comporta spesso anche una sorta di perdita – commenta Elena – Nelle poesie racconto anche il mio passato dall’adolescenza all’età adulta: crescere è anche togliere qualcosa alla propria personalità».
Scrivere poesie, per Elena, non richiede troppa riflessione. «Leggo molti romanzi, forse anche più delle poesie – prosegue – se devo scrivere, però, la poesia mi riesce più facile: la prosa richiede tempo e attenzione a ogni dettaglio». I versi che si leggono su “È andato perduto”, invece, sono il frutto dell’immediatezza. «Come si leggono sul libro, così le ho scritte per la prima volta – racconta – Difficilmente riguardo le mie poesie, che nella maggior parte dei casi rimangono così come sono». E anche se – naturalmente – non si fanno paragoni, la poetica di Eugenio Montale ispira molto i versi di Elena. «Mi piace moltissimo, le mie raccolte preferite sono “Ossi di seppia” e “Satura” – dice – riesce a esprimere con la parola ciò che è inesprimibile: è un tema che ricorre molto nelle sue poesie e anche io, nel mio piccolo, provo sempre ad arrivare al limite di ciò che si può dire». In futuro, però, potrebbe non esserci solo la poesia. «Mi piacerebbe continuare – conclude – magari stavolta scriverò in prosa». —
P.M.
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