Sicurezza
La “spada” del papa ora mette a rischio San Miniato anziché Volterra
Le “sforbiciate” colpirebbero la diocesi della Rocca che vedrebbe le parrocchie divise tra Pescia e il colle etrusco
Paolo Falconi
volterra. Ora irrompono altre voci sull’accorpamento delle diocesi che papa Francesco sta portando avanti sul territorio italiano. Voci che arrivano da ambienti ben informati e attendibili che fanno usurpare l’abusato “se Atene piange, Sparta non ride”. Che nel caso in questione diventa “se Volterra piange, San Miniato non ride”.
Perché a sparire, sempre quelle voci, non sarebbe Volterra ma San Miniato, che sarebbe accorpata una parte a quella del colle etrusco e un’altra porzione a Pescia.
San Miniato, dal 2015 retta da monsignor Andrea Migliavacca, nel 2017 contava 166.371 battezzati su 178.195 abitanti; comprende diciannove comuni delle province di Firenze, Pisa e Pistoia su un territorio suddiviso in quattro vicariati, che a loro volta hanno 91 parrocchie. San Miniato è rammentata per la prima volta nell'VIII secolo. Nel 1248 ottenne un proprio capitolo, nel 1401 la repubblica di Firenze aveva già l'intenzione di erigere una diocesi a San Miniato, per sottrarla alla giurisdizione dell'arcidiocesi di Lucca, cosa che avvenne, anche grazie all'interessamento di Maria Maddalena d'Austria, il 5 dicembre 1622, ricavandone il territorio dall'arcidiocesi di Lucca.
Dalla medesima arcidiocesi è nata la diocesi di Pescia: sul finire del XVIII secolo fu ampliata con l'incorporazione della parrocchia di Massarella, nel comune di Fucecchio, che prima faceva parte della diocesi di Pistoia. È retta da monsignor Roberto Filippini dal 25 novembre 2015, ordinato vescovo il 3 gennaio 2016. Ha da poco compiuto 73 anni.
Mentre il suo omologo di San Miniato, monsignor Migliavacca, è nato a Pavia il 29 agosto 1967; è molto stimato negli ambienti romani e vista la sua giovane età, per lui sarebbe pronto un incarico di rilievo oltre il Portone di bronzo. Con queste premesse sarebbe “soltanto” da rimpiazzare il vescovo di Volterra Alberto Silvani quando il 9 settembre prossimo raggiungerà i 75 anni. Ha scelto, come molti suoi colleghi, la via del silenzio alle tante voci che circolano e anche alle già avvenute unioni di diocesi sul territorio della penisola, isole comprese. Ma la sua unica presa di posizione, la dice lunga: «L'attuale assetto della diocesi non è modificabile, se non per tornare all'antica forma», disse al cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, il quale annuiva pubblicamente alla cerimonia per i 900 anni della cattedrale a settembre.
Si andrebbe quindi verso uno smembramento della giurisdizione ecclesiastica di San Miniato? Questa appare un’ipotesi alquanto remota, in ambienti vicini alla Santa Sede, considerata la volontà del pontefice di procedere sì ad accorpamenti, ma non a smembramenti. Però le affinità sono più di quelle che si potrebbe pensare a prima vista: entrambe sono “terra di passaggio”, ma soprattutto entrambe nascono a seguito di uno scorporo avvenuto dall'arcidiocesi di Lucca.
Pochi comuni per entrambe le diocesi, per un territorio complessivamente piccolo ma densamente abitato. Quindi l'ipotesi di Pescia-San Miniato sarebbe un ritorno al passato.
L'altra ipotesi, sempre sul banco, è quella di un’unione di San Miniato con la diocesi di Volterra, ma con la cattedra del vescovo stabile nella città etrusca. Forse l'unico modo per tenere tranquilli gli “agitati” volterrani, ma soprattutto l'unica forma per poter controllare un territorio vastissimo che andrebbe dalle porte di Firenze fino all'Alta Maremma. —
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