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Epilessia, stop a paure e falsi miti Ecco le (poche) regole per le vacanze sicure

Gian Ugo Berti
Epilessia, stop a paure e falsi miti Ecco le (poche) regole per le vacanze sicure

I consigli dei dottori Renato Galli e Cristina Frittelli del Lotti «Sì ai viaggi anche all’estero, con alcune semplici attenzioni» 

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Gian Ugo Berti

PONTEDERA. I falsi miti per chi soffra d’epilessia (le statistiche dicono che il problema riguarda una persona su cento a Pisa e provincia, dato sostanzialmente in linea con la media nazionale) continuano purtroppo a rimanere come quello di non fare sport od attività fisica, anche a livello non agonistico.

«È sbagliato – sostengono Renato Galli e Cristina Frittelli (Ambulatorio Epilessia, Uoc Neurologia dell’ospedale Lotti di Pontedera, Area Omogenea Patologie Cerebro Cardio Vascolari, Dipartimento Specialità Mediche) – perché anche per queste persone fare sport è importante, riducendo stress, ansia, depressione e migliorando al contempo qualità del sonno e funzionalità cardiovascolare».

Non costituisce rischio aggiuntivo – è il loro pensiero – praticare corsa, jogging, trekking in montagna o sport di squadra in spiaggia come il beach volley. Un rischio moderato hanno invece nuoto, ciclismo, canoa, seppur non siano controindicati o vietati, ma da effettuare preferibilmente in compagnia. Più elevato il pericolo per immersioni od arrampicate. Dunque, importante è la valutazione di ogni singola persona da parte dello specialista.

«Concordo con la Lega italiana contro l’epilessia - spiega Renato Galli – quando si parla di viaggiare in sicurezza per evitare l’esposizione a quei fattori di rischio in grado di scatenare le crisi epilettiche. Se si decidesse di trascorrere le vacanze all’estero, soprattutto in Paesi lontani e con diverso fuso orario, è importante cercare di rispettare il ritmo sonno-veglia, mentre gli intervalli tra un’assunzione e l’altra dei farmaci assunti abitualmente devono essere il più possibile regolari, tenendo conto appunto dell’eventuale differenza di fuso orario rispetto a quello italiano».

Ed ancora, «nessun limite agli spostamenti, quindi e possibilità d’andare ovunque e viaggiare con qualsiasi mezzo, aereo compreso. È fondamentale però portare sempre con sé i propri farmaci e la loro prescrizione. Se si portano i farmaci in cabina, pratica consigliabile perché e un luogo più sicuro in caso di smarrimento del bagaglio), meglio avere un certificato (anche in inglese se si uscisse dall’Italia) redatto dal proprio medico curante». Ma attenti anche all’alimentazione e a possibili problemi gastroenterici. «Per chi viaggia in Paesi in cui è possibile contrarre infezioni intestinali – precisa la Lice – meglio chiedere al proprio medico come comportarsi in caso di vomito e diarrea, che possono compromettere l’assorbimento del farmaco. Contattare sempre il curante se fossero necessarie terapie di profilassi (come per la malaria) e vaccinazioni, necessarie per soggiornare nel Paese in cui si intende recarsi». Per le eventuali emergenze, ci sono in ogni modo indicazioni. Meglio portare con sé uno scritto con i contatti utili, la descrizione del tipo di crisi, cosa fare in caso d’urgenza, la terapia che si assume (anche in inglese), come contattare il medico curante. Infine, se si viaggiasse in Paesi fuori dalla Comunità europea, stipulare un’assicurazione complementare che copra tutte le possibili spese mediche all’estero. —

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