Sicurezza
Mobilitazione per moglie e figli dopo la morte dell’operaio
La storia di un senegalese dipendente della conceria Incas: colleghi e Cgil si attivano per le pratiche burocratiche legate alla pensione di reversibilità e alle spettanze
castelfranco. Una storia triste che resta tale, ma che assume i contorni di un finale comunque incoraggiante, grazie al senso stretto di solidarietà che solo colleghi di lavoro o chi comprende a fondo i problemi di una persona alle prese con un paese straniero può avere. Dalla Cgil di Pisa arriva il racconto della storia di Aly Gadiaga, 62 anni, origini senegalesi, ma da tantissimo tempo dipendente della conceria Incas di Castelfranco. Durante un soggiorno in Senegal Aly muore. E per la moglie si apre una sorta di calvario burocratico, risolto solo grazie ai colleghi di lavoro, ma anche al sindacato.
«Aly era da sempre un iscritto alla Cgil ed era anche rappresentante sindacale, segno del suo impegno anche per gli altri – dicono dal sindacato –. Aly rappresentava quell’esperienza migratoria che potremmo definire temporanea, ovvero di chi sceglie di non ricongiungersi con la famiglia e proseguire la sua permanenza nel nostro Paese da solo per un certo periodo e poi tornare in Senegal. Nell’agosto 2019, come quasi tutti gli anni, era andato in Senegal a trovare la famiglia, all’inizio di settembre doveva tornare in Italia e si trovava all’aeroporto di Dakar quando si è sentito male e, colpito da emorragia celebrale, il 19 settembre 2019 è deceduto».
Una morte che ha scosso tutti, dai colleghi di conceria agli amici della Cgil e quelli che frequentava nella sua vita nel comprensorio del Cuoio. Ma sono state proprio le persone che condividevano con lui le ore di lavoro alla conceria Incas ad attivarsi subito per cercare di rintracciare i suoi parenti in Senegal, sua moglie Sokhna e i tre figli di 16, 6 e 4 anni.
«Per un certo periodo di tempo era stato rintracciato un parente che abita e lavora al nord Italia e ci diceva che la moglie era intenzionata a venire a Santa Croce per tutte le pratiche da svolgere – sottolineano dalla Cgil – purtroppo però è intervenuto il Covid e ha reso questa cosa impossibile. A sbloccare la situazione ci hanno pensato Auro Agostelli, collega di lavoro e rappresentante sindacale della Filctem Cgil in azienda, e Oswald Habumuremyi, anche lui nostro iscritto e collega di lavoro di Aly. Oswald è di origini ruandesi e, prima dei tragici fatti che hanno sconvolto il suo Paese, faceva il maestro di francese ed è proprio tramite la lingua che è riuscito a mettersi in contatto direttamente con la signora Sokhna».
Dal coordinamento immigrazione della Cgil sono stati presi contatti con l’azienda per individuare i documenti necessari per far sì che le spettanze di Aly, sia l’ultimo stipendio che il trattamento di fine rapporto, fossero inviate agli eredi. Per la documentazione la Cgil è stata supportata dal proprio ufficio Inca di Dakar che ha aiutato Sokhna a fare la domanda per ottenere la pensione di reversibilità del marito e a produrre tutti gli atti utili a completare la procedura per ottenere le somme dovute. E finalmente, all’inizio di giugno di quest’anno, la pratica è andata a buon fine.
Storie di solidarietà e di speranza, come quella avvenuta nella stessa azienda durante i primi mesi di quest’anno. La morte per Covid di un lavoratore di origini senegalesi, Niang Abdourahame, con la famiglia in Italia, ha fatto scattare la molla a tutti i lavoratori, la maggior parte italiani che hanno aderito alla raccolta fondi per aiutare i parenti a inviare la salma nel paese di origine. «Un ringraziamento va a tutte le persone che si sono attivate sia per Aly che per Niang – precisano dalla Filctem Cgil di Pisa – segno che tra i lavoratori c’è più solidarietà di quanto si pensi, una solidarietà sobria e che spesso viene sottaciuta. Ma che ogni tanto però fa bene rendere pubblica per dare esempi significativi». —© RIPRODUZIONE RISERVATA
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