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I genitori al sindaco Franconi: «Ecco le alternative per la scuola»

Paola Silvi
I genitori al sindaco Franconi: «Ecco le alternative per la scuola»

Lettera al primo cittadino dopo che il plesso della Curtatone è rimasto privo dell’agibilità sismica

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Paola Silvi

pontedera. Villa Crastan e l'Università della Terza Età, tanto per cominciare. Il centro Le Mantellate, vicino al Duomo, lo stabile dell'ex Enel in via Pisana oppure l'ex Telecom in via Dante.

Sono alcune delle strutture che potrebbero essere utilizzate in alternativa ai prefabbricati proposti dall'amministrazione comunale come soluzione temporanea per ovviare alla chiusura della Curtatone e Montanara. Lo suggeriscono i genitori dei 600 alunni sfrattati dalla vulnerabilità sismica. Famiglie che non si arrendono, che vogliono combattere l'emergenza senza rassegnazione. Uniti, alla ricerca del lieto fine, per il bene dei loro figli. In questi giorni ogni rappresentante di classe ha inviato sul gruppo WhatsApp di riferimento un messaggio in cui chiedeva ai genitori di esprimere a ruota libera le proprie idee riguardo alla comunicazione di inagibilità della scuola. Poi hanno fatto il punto e scritto una lettera che ieri è stata recapitata alla segreteria del sindaco Matteo Franconi. Una lettera, in cui democraticamente sono tutti dalla stessa parte. Babbi e mamme con i figli in prima elementare accanto a babbi e mamme con i figli uscenti, che da poco hanno sostenuto l'esame di terza media, proprio in quelle aule giudicate a rischio. Hanno scritto un resoconto di 2 pagine, dove si ripercorrre «lo stupore, l'incredulità e la rabbia». Ma anche dove i genitori vogliono entrare in azione, lanciare offerte di dibattito, nuovi propositi.

Insomma, non possono restare con le mani in mano. In attesa di risvolti che arrivano dall'alto. «Vorremmo un incontro – si legge nella lettera – che accolga le nostri voci in modo collaborativo e che non presenti una situazione decisa a priori, ma che si adoperi a valutare la soluzione migliore per tutti, non solo la più economica o la più veloce».

I genitori pensano già ad immobili alternativi che possano sostituire i container che tanto richiamano immagini di terremoti e alluvioni. «La scelta dei prefabbricati è la scelta indicata come prevalente, ma che non rispetta l’identità di istituto, il legame con il territorio, la scelta dei genitori che abitano il centro del nostro comune. Ci sono stabili inutilizzati ma utilizzabili, ci sono soluzioni diverse che potremmo proporre».

Come dislocare le 8 classi delle elementari, in parte, al centro dell'Università della Terza Età e, in parte, a Villa Crastan. «Entrambi gli edifici sono in via della Stazione Vecchia – spiegano – e permetterebbero agli insegnanti di spostarsi senza troppi disagi o perdite di tempo».

Vengono in mente anche Le Mantellate, recentemente ristrutturato o edifici come l'ex Enel o l'ex Telecom in zona Stazione. «Certo – sottolineano – sono solo ipotesi». Lo sanno bene, i genitori, di non avere il quadro esatto, ma vogliono poter intervenire, sentirsi utili, non sostituirsi ovviamente ai tecnici e all'amministrazione. È un'attesa imposta che non vogliono vivere passivamente. Fra le righe non ci sono fraintendimenti. «La scelta dei prefabbricati piuttosto che di uno stabile esistente è obbligata da una serie di vincoli quali le esigenze di distanziamento che la situazione sanitaria impone, quelle degli alunni diversamente abili, di continuità educativa, di natura strutturale e vorremmo rassicurazione che ogni esigenza sia rispettata». E la conclusione lapidaria. «Non accetteremo la didattica a distanza e i lavori alla Curtatone non dovranno essere gestiti con calma o sommersi dalle carte di complicazioni incomprensibili e deresponsabilizzanti. Noi rivogliamo il nostro plesso». —

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