Gioco
Vitesco, fino al 2023 gli stabilimenti pisani gfli unici a fare iniettori
Ma i rappresentanti dell'Unione sindacale di base (Usb) hanno indetto uno sciopero di otto ore
FAUGLIA. Fino al 2023 gli stabilimenti di Fauglia e San Piero a Grado saranno gli unici a realizzare iniettori per automobili alimentate a benzina e diesel. Con volumi di produzione che aumenteranno progressivamente a partire dai prossimi mesi in vista della chiusura della fabbrica di Newport News (Virginia), la “gemella” degli stabilimenti Vitesco attivi sul territorio pisano. Il futuro resta invece ancora da scrivere. Con un graduale passaggio e riconversione delle attività per arrivare alla produzione di componenti per motori elettrici che resta l'obiettivo principale, ma non ancora avviato né programmato, accompagnata da quella di componenti per settori extra automobilistico. È quanto prospettato da Hans-Jürgen Braun, senior vice-president of operations di Vitesco, e dai rappresentanti della multinazionale attiva nel settore dell'automotive che ieri hanno visitato gli stabilimenti pisani, incontrato i rappresentanti sindacali e, a Firenze, quelli della Regione Toscana, impegnata a supportare un percorso di riconversione dei siti industriali di Fauglia e San Piero a Grado per cercare di strapparli al maxi-piano di ristrutturazione presentato dal gruppo Continental, di cui Vitesco fa parte, nel settembre 2019. Il piano prevede entro il 2028 la chiusura di alcune fabbriche e la fuoriuscita dal gruppo di almeno 20mila dei circa 244mila lavoratori impiegati in tutto il mondo per far fronte alla crisi che ha colpito il settore automobilistico, ma soprattutto per affrontare il definitivo passaggio del mercato di auto tradizionali a quelle a propulsione elettrica.
Per i siti industriali pisani erano stati prospettati 750 esuberi (su circa mille dipendenti), che potrebbero concretizzarsi nei prossimi anni in assenza di investimenti e di un cambio di produzione per il momento ipotizzato solo sulla carta. «C'è preoccupazione - sottolinea Marco Comparini, segretario generale della Fiom-Cgil di Pisa -. I sindacati hanno ribadito ai rappresentanti della società che i tempi per programmare ed avviare la riconversione delle attività stanno per scadere. Abbiamo chiesto ai rappresentanti della società di tornare a Pisa con progetti ed impegni concreti».
Quelli che i vertici di Vitesco dovrebbero presentare entro la fine dell'anno dopo lo spin-off da Continental, che il prossimo settembre porterà la società a “staccarsi” dal colosso tedesco. La multinazionale ha garantito pieni livelli di produzione per almeno altri due anni e mezzo, anche a seguito della chiusura della fabbrica statunitense attiva nella produzione di iniettori per motori a benzina e diesel. Successivamente, dai siti industriali di Fauglia e San Piero a Grado potrebbero uscire anche prodotti non destinati al settore automobilistico, mentre resta un punto interrogativo sulla produzione di componenti per auto elettriche. Prospettive che secondo l'Usb equivalgono ad un disinteresse della multinazionale per le fabbriche pisane. «La realtà per i lavoratori Vitesco di Pisa continua ad essere la produzione degli iniettori fino al 2023 e nient'altro c'è all'orizzonte se non lo spettro dei licenziamenti futuri», accusa il sindacato di base che ha indetto uno sciopero di otto ore.
«La multinazionale ha deciso di investire altrove e si dice disposta a non tagliare l'occupazione solo se ci inventiamo qualcosa facendoci finanziare dalle istituzioni locali - questo l'allarme lanciato dall'Usb -. Non c'è più tempo da perdere: la multinazionale deve rimettere Pisa al centro dei suoi investimenti ed organizzare al più presto la conversione delle due sedi con un piano che comprenda tutti i dipendenti ben oltre il 2023».
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