Il Tirreno

Pontedera

la tragedia a ponteginori 

Muore in bicicletta per un infarto cuoco ed ex ciclista professionista

Libero Red Dolce
Muore in bicicletta per un infarto cuoco ed ex ciclista professionista

Aveva avuto delle avvisaglie ma poi era ripartito in sella Ha corso con Moser ed è stato mentore di Paolo Bettini

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montecatini valdicecina. Come ogni volta, tre alla settimana, si erano visti di mattina e avevano deciso dove andare. All’impronta. Sono partiti alle 8.30 da Cecina Nuova e sembrava la solita giornata in bici; alle 10.30 Piero Falorni, ciclista espertissimo e cuoco di 68 anni, si è sentito male ed è stramazzato al suolo. Un infarto. Non è servito a nulla il tentativo dei suoi compagni di rianimarlo, né la prosecuzione dell’intervento da parte degli operatori sanitari. Falorni è morto in via della Camminata, a Ponteginori.

Le prime avvisaglie per Falorni si sono avute mentre stava passando da Pomarance. Il gruppo aveva già percorso diversi chilometri, il caldo di una giornata afosa seppur velata si faceva sentire sulle teste e sulle gambe. Falorni, ex ciclista professionista, uno che ha pedalato a fianco del grande Francesco Moser, è meno brillante del solito. Non è più un giovanotto, ma la gamba non gli è mai mancata. Per uno come lui il ciclismo è l’aria da respirare.

Non si sente benissimo, si affatica più del solito. Arrivati a Pomarance si ferma e chiede aiuto ai suoi compagni di strada. Ha un dolore al petto, un’oppressione.

Ovviamente ci si ferma e si cerca un posto all’ombra. Falorni è presente a se stesso, un po’ spaventato però attribuisce il malessere a un affaticamento. Magari al caldo.

I compagni di squadra gli trovano un bicchiere d’acqua e il gruppo si ferma a riposare qualche minuto. Falorni si sente meglio e rassicura i compagni: si può ripartire. E così fanno. Un’imprudenza, con il senno di poi. Pochi minuti dopo infatti l’uomo non ha avvisaglie o segnali. Cade a terra fulminato mentre sta andando sui pedali.

I suoi amici lo soccorrono immediatamente con un massaggio cardiaco. Si danno il cambio cercando di fare ripartire il cuore, senza mai mollare. Nel frattempo chiamano i soccorsi e arrivano l’automedica di Volterra e la Misericordia di Saline di Volterra. Da quel momento sono gli operatori sanitari a tentare, invano, di salvare la vita a Falorni. Non c’è niente da fare e alla fine viene dichiarato il decesso.

Come ciclista da giovane corse nella Gis Gelati. Falorni gestiva insieme alla moglie Gemma Pagni la Trattoria Senese, storico locale del centro di Cecina. Frequentatissimo locale che la coppia aveva rilevato da Ascanio, padre di Gemma. Falorni lascia anche una figlia. La passione per la cucina se la porta dietro da sempre: oltre che cuoco nel suo ristorante, Falorni infatti era stato anche il cuoco della nazionale di ciclismo.

Paolo Bettini lo ricorda così. «Io Piero lo conosco da quando sono salito la prima volta in bicicletta – ricorda il campione –. Era il 1981. Piero aveva smesso da poco di correre. Da quel giorno è sempre stato un punto di riferimento per me. E lo è stato il suo ristorante. Non tanto per me. Per me lo era a prescindere. Piero e Gemma con la loro trattoria sono stati per me una seconda casa. Era il passaggio obbligatorio dove passare dopo le trasferte e le gare, per condividere emozioni e sogni. Il ristorante è stato il punto di riferimento per tutto il mondo del ciclismo. Perché tutto il mondo del ciclismo è passato di lì. Italiani, stranieri, addetti ai lavori, e quant’altro. Ma Piero era sempre in seconda fila- anche terza. Era così lui. Con lui e con Gemma ho condiviso la vita. Piero è stato fino a ieri il mio punto di riferimento». —

Libero Red Dolce

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