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Volterra e Uffizi, prove di collaborazione

Paolo Falconi
Volterra e Uffizi, prove di collaborazione

Il direttore della Galleria Eike Schmidt invitato in città per valutare la possibilità di creare un “museo diffuso”

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volterra. Il direttore della Galleria degli Uffizi Eike Schmidt invitato a Volterra per valutare la possibilità di instaurare una collaborazione per un “museo diffuso”. L’invito è partito dal sindaco di Volterra Giacomo Santi e dall’assessore alle culture Dario Danti, avvicinandosi il 2022 quando, dichiarata dal presidente della Regione Eugenio Giani, Volterra è la città toscana della Cultura, dopo aver mancato per un soffio quello di città italiana. Volterra, “punto estremo” a cavallo di quattro province, torna «a ri-vivere come baricentro di una grande area aperta alle sfide del contemporaneo, mettendo in gioco patrimonio e identità, tradizione e innovazione, mobilità e sostenibilità», è scritto nella lunga lettera al direttore degli Uffizi. Il percorso progettuale già svolto «costituisce di per sé il valore aggiunto del progetto stesso perché questa sfida ci ha già lasciato la più preziosa delle eredità: trasformarci in donne e uomini migliori al servizio di una comunità che intende evolvere nel tempo ri-generandosi».

Con queste premesse, come riuscire a realizzare cultura in una città? «Valorizzando, sostenendo e promuovendo le unicità del territorio, credendo nelle visioni; facendo investimenti pubblici e attraendo fondi europei, regionali e di enti privati; innovando nella promozione e ricercando mercati turistici nuovi; mettendo al centro il lavoro e ampliando la rete museale».

Nella lettera Santi e Danti ricordano a Eike Schmidt non soltanto le caratteristiche storiche di Volterra lunghe 30 secoli, ma anche «le esperienze teatrali e artistiche visionarie e uniche al mondo, che produce e ospita attività culturali innovative e contemporanee, con numerosi artisti che risiedono, operano ed espongono non solo nei nostri spazi espositivi, ma anche in spazi industriali e inconsueti, in alcuni casi open space, e che, con le loro opere, hanno ridisegnato e attualmente identificano il panorama naturale che ci circonda».

E Volterra è anche la presenza delle numerose associazioni culturali che tengono «in continuo fermento creativo il nostro territorio». E rammentano Fernando Oreste Nannetti che incise negli anni, con la fibbia del suo panciotto, il suo gigantesco libro di pietra nell’ex ospedale psichiatrico, perché un infermiere illuminato e appassionato d’arte glielo consentí. E la storia del carcere, il primo che ha saputo generare all’interno un teatro unico al mondo. «È la metafora della ri-generazione umana: una cura collettiva orientata al bene delle comunità». —

Paolo Falconi

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