Sicurezza
Keu, la sindaca Deidda ribadisce: «Indagata, ma del tutto estranea»
L’assessore regionale Monni: risultati finora incoraggianti dai campionamenti Arpat, ma rischio di un conto salatissimo
Santa CROCE. Un serrato calendario di incontri, da aprile ad oggi, per aggredire ed eventualmente sanare situazioni di danno ambientale e un altrettanto serrato programma di campionamenti richiesti ad Arpat, ma anche all’Ait (Autorità idrica toscana), i cui risultati sono stati trasmessi alla Procura, è la fotografia del lavoro messo in campo dalla Regione, scattata dall’assessore all’ambiente Monia Monni in commissione d’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose e della criminalità organizzata in Toscana, guidata da Elena Meini (Lega). L’audizione di ieri, come si spiega in una nota, è servita per informare i commissari delle attività di approfondimento svolte, e ancora in corso, sui siti inquinati dai fanghi conciari dell’inchiesta della Dda di Firenze. A cominciare dal monitoraggio della 429, poi esteso anche a pozzi privati nei territori dei comuni di Peccioli, Massarosa, Pontedera, Pisa, Montaione, Empoli e Bucine. Le schede dettagliate con l’indicazione esatta dei campionamenti sono stati acquisiti dai commissari, che avranno così modo di approfondirli e se del caso ritornarci sopra in successive audizioni.
«La situazione, estremamente delicata, imponeva una risposta veloce ed è quanto abbiamo fatto chiedendo alla nostra Agenzia di protezione ambientale di verificare la situazione. Questo accadeva il 17 aprile scorso e già il 20 abbiamo acquisito una prima mappatura dei pozzi. Due giorni dopo abbiamo incontrato i sindaci per la doverosa condivisione», ha detto Monni. I campionamenti fatti da Arpat hanno interessato 33 pozzi, le analisi che hanno riguardato metalli e rinvenimento di Keu, «se penetrato nel suolo e quanto e sull’eventuale rilascio e fino a che profondità», come richiesto con Pec dalla Regione anche per «decidere un’eventuale messa in sicurezza e bonifica», ad oggi segnalano risultati «tranquillizzanti». L’attenzione resta alta e dall’assessore è arrivata anche l’informazione che è allo studio un modo per non far pagare ai cittadini eventuali danni causati da comportamenti illeciti. È un percorso ancora tutto da studiare e costruire, ma il rischio di un «conto salatissimo» esiste, ha dichiarato Monni.
La sindaca di Santa Croce sull’Arno Giulia Deidda sollecitata da una domanda del vicepresidente Alessandro Capecchi (Fratelli d’Italia) contestualizzata nel perimetro di lavoro della commissione, ossia quello di «appurare, nei limiti delle nostre competenze, se ci sono parti della pubblica amministrazione influenzabili e se ci sono maglie troppo larghe all’interno dell’ampia normativa di riferimento», ha dichiarato di essere tra gli indagati nell’indagine, ma ha anche «fermamente» ribadito la sua «completa estraneità».
Contributi al confronto sono arrivati anche dal sindaco di Crespina Lorenzana Thomas D'Addona. Non sono intervenuti in questa fase della discussione il sindaco di Pontedera Matteo Franconi e l'assessore all’ambiente del Comune di Pisa Filippo Bedini.
Oltre all’inchiesta Keu, l’assessore ha risposto alle domande sul più generale tema delle infiltrazioni mafiose: «Tentativi ce ne sono e ce ne saranno soprattutto nel settore rifiuti. La reazione condivisa e corale a seguito della notizia di un’inchiesta della Procura non era così scontata».
Sull’operatività di Aquarno e sullo smaltimento dei fanghi, domanda posta dalla presidente Meini, Monni ha dichiarato che l’attività non si è interrotta, i controlli a sorpresa sono andati avanti come di consueto e non ci sono state rilevazioni preoccupanti. «Non sarà mai un impianto a impatto zero, ma si può migliorare come peraltro già fatto in questi anni», ha dichiarato.
La presidente Elena Meini ha chiesto una proroga lavori della commissione d’inchiesta di ulteriori tre mesi. La scadenza prevista è fissata al 17 agosto. —© RIPRODUZIONE RISERVATA
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