«Non sono stato io a sparare» L’amico e imputato nega tutto
Contestata la ricostruzione sulla morte di un pensionato in una battuta di caccia Il colpo esploso contro un cinghiale centrò alla testa un ex operaio della Piaggio
Pietro Barghigiani
FORCOLI. «Non sono stato io a sparare a Fulvio».
Era un sabato quel 10 novembre del 2018 quando Fulvio Ceccanti, 63 anni, di Bientina pensionato della Piaggio, rimase ucciso da un colpo di fucile sparato durante una battuta al cinghiale. I pallettoni lo raggiunsero alla testa. Morte istantanea.
Accusato di omicidio colposo l’amico di caccia, Luca Fornai, 66 anni, di Forcoli, sostiene che nella ricostruzione degli investigatori non ci sia la certezza che sia stato lui a premere il grilletto per il colpo fatale.
Ieri davanti al gup Giuseppe Laghezza è stato sentito il consulente balistico chiamato a dirimere la dinamica dell’incidente di caccia che privò un padre e un marito a un nucleo familiare che si è costituito parte civile con gli avvocati Stefano Del Corso e Alessandra Papineschi.
L’imputato è assistito dall’avvocato Roberto Pellegrini. A sostenere l’accusa il pm Sisto Restuccia.
Prossima udienza a novembre per proseguire la discussione sulla richiesta di rinvio a giudizio.
In aula erano presenti numerosi familiari della vittima. Uniti nella richiesta di verità sulla fine del loro congiunto.
Ceccanti viveva a Santa Colomba. Era andato in pensione dopo una vita trascorsa in fabbrica, alla Piaggio.
Con la caccia il 63enne univa passione personale e svago con gli amici. Quel sabato la battuta di caccia al cinghiale era iniziata come sempre.
Il ritrovo, le indicazioni sugli spostamenti. L’attenzione nel muoversi nella boscaglia cogliendo le complesse differenze tra rumori di animali e quelli delle doppiette in campo.
Il passaggio di un cinghiale è il segnale che il bersaglio è a portata di tiro. Secondo l’accusa a puntare l’arma contro l’ungulato e a premere il grilletto è Luca Fornai.
Una versione che ora l’imputato respinge rimandando a un’incertezza balistica tutta da dimostrare. Il colpo sparato verso l’animale centra Ceccanti alla testa. Cade a terra, tra gli olivi.
Il cinghiale schiva i pallettoni che incrociano il corpo di Ceccanti, incolpevole vittima di un incidente tragico, ma non raro durante le battute di caccia. Ritrovarsi lungo la linea di tiro tra fucile e obiettivo da colpire o essere raggiunti per un rimbalzo fatale è il tema del processo —
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