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«Anche la nostra terra a rischio per gli affari illeciti della mafia»

«Anche la nostra terra a rischio per gli affari illeciti della mafia»

Da san miniato arriva il monito del procuratore  

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san miniato. «L’attenzione non è mai troppa, non dimentichiamo che anche la nostra terra è un potenziale spazio di reimpiego e il potenziale criminale della mafia è enorme come la sua voracità nella raccolta dei frutti degli affari illeciti». Un invito a non abbassare la guardia che arriva direttamente dal procuratore di Pisa, Alessandro Crini, arrivato a Palazzo Grifoni a San Miniato, per partecipare all’incontro organizzato dall’Associazione Arco di Castruccio in collaborazione con la Fondazione Crsm per ricordare lo scrittore e intellettuale Leonardo Sciascia a cent’anni dalla sua nascita. Presenti il presidente dell’Arco di Castruccio Marzio Gabbanini, il presidente della Fondazione Crsm Antonio Guicciardini Salini e i sindaci di San Miniato, Simone Giglioli e di Montopoli, Giovanni Capecchi.

Il coraggio di Sciascia che per primo parlò della mafia e delle dinamiche con cui si agiva e si alimentava; l’inizio della lotta a Cosa Nostra, l’ascesa dei Corleonesi, il primo maxi processo, l’opera dei giudici Falcone e Borsellino, il tritolo di Capaci e via D’Amelio, le stragi nel continente sulle quali si mosse un’attività d’indagine che portò un contributo importante per capire più a fondo l’azione criminale in atto e mettere in condizioni lo Stato di dare quella risposta che poi c’è stata. Una stagione alla quale ha partecipato Crini – all’epoca a Firenze, alla procura distrettuale antimafia – che si occupò della strage di via dei Georgofili: «Quel periodo ha segnato la mia vita professionale e personale. È importante continuare a parlare di quegli anni, anche per capire ciò che accade oggi. Quel 27 maggio 1993, data dell’attentato ai Georgofili, ci ha fatto conoscere un mondo che fino ad allora leggevamo nelle parole di Sciascia. Credo che alla fine abbiamo portato a casa risultati dignitosi. Il mafioso è banale, schematico, culturalmente inesistente; semplicemente è violento e persegue la prevaricazione». Crini ha poi ripercorso i primi omicidi negli anni Ottanta a Palermo di magistrati, politici ed esponenti delle forze dell’ordine, la guerra di mafia fra palermitani e corleonesi; fino alla decisione da parte di Buscetta di collaborare: «Al termine del maxi processo per la prima volta Cosa Nostra veniva condannata come associazione. Riina decise di dare un segnale nell’unico modo che conosceva, facendo uccidere Salvo Lima; poi riunisce i suoi uomini e vara l’uccisione di Giovanni Falcone. Le stragi non solo altro che l’espressione della diretta discesa in campo di Riina, utilizzando il suo linguaggio più caro: il tritolo». —

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