Sicurezza
A Cascina la Tari è la tassa più evasa: mancano 4 milioni
Nel 2020 il comune di Cascina non ha riscosso crediti per oltre due milioni. L’Imu invece viene pagata in modo più diffuso. Cipolli: «Migliorare la riscossione»
CASCINA. È la Tari la tassa più odiata, e scansata, dai calcinesi. A certificarlo non è soltanto la reazione di malessere diffusa per via dell’aumento del 10% per quest’anno, ma sono anche i risultati che emergono dal bilancio consuntivo del Comune. Nel 2020 mancano infatti all’appello 2 milioni e 400mila euro di entrate dalla tassa sui rifiuti: tutte tasse dovute e non pagate dai cittadini. Che si sommano ai 2 milioni e 100mila euro eredità del passato. Tanto che il Comune, per bocca dell’assessore alle Finanze Paolo Cipolli, ritiene che una buona parte di questi siano crediti di difficile quando non impossibile esigibilità.
Cipolli spiega così la situazione, parlando del fondo crediti di dubbia esigibilità, salito a oltre 11 milioni: «I residui attivi formatisi nel 2020 sono 2,4 milioni di euro, quelli precedenti erano 2.1 milioni di euro, per un totale di 4milioni e cinquecento mila euro. Da questi c’è stato uno stanziamento al fondo di 3 milioni e ottocentomila euro».
E non nasconde la problematicità. «Questa voce di entrata costituisce un punto critico per l’amministrazione comunale, nel senso che vantiamo crediti importanti ma ben 3 milioni e ottocentomila si reputa di non riscuoterli o riscuoterli con difficoltà».
Un paragona con un’altra tassa non amatissima (ma quale lo è, alla fine dei conti), vale a dire l’Imu, restituisce con chiarezza la misura del problema Tari. I cittadini in questo caso pagano in modo più diffuso: i residui del 2020 sono 445mila euro e quelli degli anni precedenti ammontano invece a 2 milkioni . Per un totale di 2.4 milioni di euro. Al fondo ne sono stati iscritti 2 milioni. Si vede bene che tra le due tasse, nel 2020, c’è una differenza di non riscosso di 2 milioni a favore della Tari.
Un problema che viene dal passato e che però ha ragioni contingenti. Il Covid, per citare quella individuata dall’assessore come la principale. «La Tari nel 2020 ha generato una forte discrepanza, probabilmente legata alla pandemia. La speranza è che con la bollettazione a inizio gennaio 2021 qualcuno abbia provveduto. Andrà verificato»
Nel bilancio consuntivo presentato da Cipolli, si è partiti da una ricognizione dai crediti residui attivi con anzianità superiore a tre anni, come previsto dalla legge, che ha portato a individuare una somma intorno a 2 milioni e mezzo di euro che è stata stralciata dalla contabilità finanziaria e viene registrata nello stato patrimoniale. «Non significa abbandonare possibili azioni di recupero, ma sono state distolte dal calcolo e hanno determinato l’avanzo di amministrazione. Che avrebbe potuto essere superiore, ma così è più accurato», spiega Cipolli.
«Con il prossimo consiglio ci sarà una variazione di bilancio – conclude Cipolli – e andremo a impiegare le somme avanzate. Bisognerà stare attenti a non incidere in modo importante sull’avanzo libero, per l’impossibilità di prevedere quanti crediti incasseremo e con l’impegno a ricercare meccanismi che ci consentano di migliorare l’aspetto del recupero crediti». Se non fatto entro 36 mesi, il recupero dei crediti diventa infatti molto complicato.
Il consigliere di opposizione Dario Rollo parla di «tempo galantuomo». «C’è un dato politico, il lavoro fatto negli anni è positivo. Ci si preoccupa di non utilizzare tutto, ma una parte sì. Un tesoretto che abbiamo lasciato noi. E non mi si dica che viene dai tagli ai servizi, altrimenti la maggioranza dimostra ignoranza su come funzionano le finanze». —
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