Il Tirreno

Pontedera

corte d’appello 

Ex consigliere comunale vende un appartamento ma senza l’abitabilità

P.B.

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casicna. Il fronte penale è chiuso da tempo. Quello civile è destinato a tornare in un’aula di Tribunale. Al centro del duello legale tra Alberto Rocchi, 51 anni, ex consigliere comunale e imprenditore di Cascina, e l’acquirente di un appartamento di proprietà dell’immobiliarista, c’è la vendita di un bene che per l’accusa era viziato da violazioni urbanistiche. Assolto in appello dall’accusa di truffa e falso ideologico, Rocchi è stato portato in Cassazione dalla controparte che ha ottenuto un nuovo procedimento in appello per stabilire l’entità dei danni subìti dall’acquisto di una casa senza abitabilità e agibilità.

«Il capo di imputazione relativo alla truffa era relativo a un appartamento venduto alla (omissis, ndr) realizzato in totale difformità rispetto ai titoli abilitativi e privo dei requisiti di abitabilità – scrivono i giudici della Cassazione –. Secondo il capo di imputazione, gli artifici e/o raggiri posti in essere dagli imputati sarebbero consistiti, in particolare, nell’aver promesso in vendita un immobile libero da “quant’altro possa diminuirne il valore” (così nella promessa di vendita) e nell’aver dichiarato, nell’atto di vendita, che “i lavori... sono stati eseguiti a regola d’arte in osservanza delle leggi e dei regolamenti in tema di edilizia e di igiene”. La sentenza di primo grado, che aveva sottolineato che il teste (omissis, ndr) aveva riferito che: la mansarda acquistata dalla parte civile non poteva essere adibita ad unità abitativa; era stato costruito un immobile difforme da quello autorizzato, senza rispettare le volumetrie; neppure i grafici presentati per la sanatoria corrispondevano a quanto realizzato; l’immobile ceduto alla (omissis, ndr) non aveva, pertanto, né agibilità, né abitabilità».

La Suprema Corte, non considerando esaustive e logiche le motivazioni dell’appello sull’assoluzione di Rocchi, ha annullato la sentenza impugnata limitatamente agli effetti civili rinviando per nuovo giudizio al giudice. Il caso dell’appartamento “abusivo” che non poteva essere venduto dall’imprenditore torna in Corte d’appello. —

P.B.

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