Sicurezza
Centro hard, la ex lavoratrice: «Sì, facevamo massaggi sessuali»
Sfruttamento della prostituzione, la versione della testimone in aula
Ponsacco. Con un po’ d’imbarazzo a parlarne di fronte a una decina di estranei, di cui cinque in toga, la ex dipendente del centro massaggi hard di Ponsacco finito al centro di un’inchiesta sullo sfruttamento della prostituzione ha ammesso un punto cardine: i massaggi sessuali si facevano. Non solo, anche le prestazioni complete. Ha però rivendicato l’autonomia di lavoro delle ragazze all’interno del centro: «Un contributo per l’affitto della stanza e poi gestivamo da sole». Dunque sconfessando l’ipotesi che la proprietaria, Maria Luisa Valdiserra, 53 anni, guadagnasse dei soldi sfruttando le loro prestazioni. La donna è difesa dagli avvocati Andrea Di Giuliomaria e Alessandro Capone.
Massaggi hot, richieste sessuali più o meno esplicite con pagamenti extra, parte dei quali finivano nella cassa dell’attività gestita dall’imputata. Questa è l’accusa che la procura muove alla donna. E la pm Flavia Alemi, in aula, è tornata più volte sull’argomento. Trovando sul punto però una granitica versione della testimone.
«I soldi li mettevo in tasca io. Poteva capitare che magari avevo da fare e allora li prendeva lei e li metteva in una cassa. Ma alla fine della giornata me li dava», spiega incalzata dalle domande del magistrato. Inizialmente spiega che i pagamenti avvenivano in stanza, poi corregge e dice che a volte avvenivano anche nella reception.
«Chi le insegnò cosa doveva fare, le tariffe che andavano applicate?», chiede ancora la pm. La testimone replica: «È stata la mia amica che prima lavorava lì e che mi ha spiegato come fare i massaggi».
La donna racconta di un centro gestito in modo paritario: «Sì – dice rispondendo a una precisa domanda – anche la proprietaria aveva i suoi clienti. Però io non ho mai chiesto niente delle sue cose».
C’è poi la questione delle inserzioni che la proprietaria metteva a pagamento sul sito web Bakeca.it. «Quelle si mettevano una volta ogni due o tre mesi, non ricordo. Io non scrivevo bene in italiano, sono straniera, e le faceva la proprietaria. Ma erano soldi che mettevamo insieme, come l’affitto e le bollette».
La pm è esplicita: «Valdiserra sapeva che si facevano anche altro tipo di prestazioni?». E in questo caso la testimone ammette, pur volendo ridimensionare: «Lei ogni tanto ci domandava cosa facevamo, però non è che sempre si parlava di queste cose. Anche dei prezzi, sì, però ne parlavamo poco».
Molti dei testimoni ascoltati durante il processo hanno riferito di aver parlato e concordato prezzi con la proprietaria e quasi mai con le ragazze. —
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