Il Tirreno

Pontedera

IL DRAMMA 

Il cuore di Pietro ha battuto solo quattro giorni

Stefano Taglione
Il cuore di Pietro ha battuto solo quattro giorni

Era nato al Santa Chiara prematuro di te mesi, il padre gioca nel Fucecchio basket: «Per ore lo abbiamo abbracciato» 

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Stefano Taglione

pisa. È nato prematuro di tre mesi durante una gravidanza che, fino a quel momento, non aveva mai evidenziato problemi. Morendo, con i medici che gli davano solo qualche ora di vita, «dopo quattro giorni di lotta in un’incubatrice del reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Santa Chiara di Pisa», dicono i genitori. È un dramma quello che stanno vivendo i due giovani livornesi Antonello Venditti e Vanessa Mazzi, che hanno perso il loro figlioletto Pietro Venditti, morto per le improvvise complicanze pre-parto attorno a mezzogiorno di martedì scorso.

Il piccolo era venuto alla luce sabato scorso, alle 10.19, dopo che la mamma la notte precedente si era sentita male. È il compagno Antonello – dipendente e responsabile del negozio livornese di Decathlon ed ex cestista della Pielle Livorno, ora alla Folgore di Fucecchio – a raccontare cosa è accaduto.

«Le ultime visite, che la mia compagna ha effettuato venerdì scorso, avevano dato esito positivo – spiega – poi, improvvisamente, nella notte fra venerdì e sabato è successo qualcosa. Si è sentita male e siamo andati subito in ospedale a Livorno, dato che abitiamo molto vicino. I medici, capendo immediatamente la gravità della situazione, hanno disposto il trasferimento al Santa Chiara, visto che è più attrezzato da questo punto di vista. Ci siamo arrivati in ambulanza verso le cinque di mattina: Vanessa doveva partorire subito perché, come evidenziato da un’ecografia alla quale era stata sottoposta, anche la sua vita era in pericolo. Le hanno fatto il cesareo senza anestesia, dato che in questo modo ci sarebbero state più possibilità di salvare Pietro. Prima ha avuto solo il tempo di chiamare l’altro figlio per avvertirlo, non c’era tempo da perdere».

Pietro nasce. Anche se le complicazioni sono moltissime e gravi. Direttamente in sala parto viene rianimato e subito ricoverato in un’incubatrice del vicino reparto di terapia intensiva neonatale. È qui che resterà fino a martedì scorso, quanto il quadro clinico si complica e per i medici non c’è più niente da fare. «Le previsioni del personale sanitario – racconta ancora Venditti – erano di poche ore di vita, ma lui ho lottato per quattro giorni. È nato alle 10.19 di sabato ed è morto a mezzogiorno di martedì scorso, di fatto sorprendendo tutti. È morto nel giorno di San Pietro, una coincidenza. A noi ha dato tanto, Pietro non è vissuto solo quattro giorni: è da gennaio che è con noi, nella pancia della mamma, anche se sarebbe dovuto nascere a fine settembre. Nelle ultime cinque ore della sua vita si è addormentato fra le braccia mie e della mia compagna: i medici ci hanno consentito di abbracciarlo e quei pochi istanti per noi hanno rappresentato una grande gioia. Vanessa ha avuto un incredibile coraggio: ha cercato di metterlo al mondo, senza anestesia, anteponendolo alla sua vita. Da grande mamma ha dato la priorità a Pietro e il suo decorso post-operatorio è stato molto importante. Lei adesso sta meglio». —

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