Toscana
Ripartono le discoteche ma non in Valdera: Boccaccio chiuso fino all’autunno
Stessa sorte per il Time di Gello. Dubbi sulle regole anti-Covid: «Distanziamento impossibile e pochi giovani vaccinati»
PONTEDERA.. Né Boccaccio, né Time. Il governo stabilisce le regole per riaprire le discoteche, ma quelle della Valdera resteranno chiuse. Almeno fino all’autunno. Distanziamento, capienza al 50 per cento, uso di mascherine nella pista da ballo e incognita su quanto possano essere falsificati i certificati verdi Covid-19 richiesti all’ingresso per poter varcare la soglia dei locali e immergersi in una serata di divertimento che manca da troppo tempo. Certo, in assenza dei luoghi storici deputati alla vita notturna, si sono moltiplicati i bar che creano un ambiente molto simile alle discoteche. Oppure si assiste sempre più a ritrovi spontanei nelle piazze delle città italiane con situazioni, obiettivamente, fuori controllo. Ma “le disco”, tra le ultime attività ancora ferme al palo per la pandemia, sono un’altra cosa. E le regole imposte da Roma non sembrano favorire una ripartenza del settore.
La capienza
«Se fosse facile gestire economicamente un locale notturno con il 50 per cento della capienza basterebbero pochi anni di lavoro per diventare ricchi – dice Edilio Pellinacci, storico proprietario del Centro Torretta White al cui interno si trova il famoso Boccaccio Club di Calcinaia –. Ma qui non è solo una questione economica. Anche l’aspetto della tempistica è importante. La stagione estiva, per noi, parte solitamente a fine maggio, inizio giugno. Ma pensare a luglio inoltrato, quando le persone sono già in ferie, ci mette nelle condizioni di puntare a settembre, ottobre. Ed è quello che stiamo facendo in questo momento».
Verso l’autunno
Paolo Bova sta facendo la stessa cosa col suo Time, nella zona industriale di Gello, nel territorio di Pontedera. Messa la pietra sopra il Gens, altro locale molto conosciuto tra i giovanissimi che, da tempo ormai, si sapeva che non avrebbe riaperto, l’imprenditore sta programmando la ripartenza per ottobre: «Se avessi avuto ancora il Gens, non avrei riaperto questa estate come, invece, ho fatto l’anno scorso. Economicamente è stato un bagno di sangue. Spese raddoppiate e clientela ridotta di un terzo. Ma, soprattutto, situazione ingestibile per i locali all’aperto a differenza di quelli al chiuso dove le norme sono molto simili a quelle imposte dal governo per poter riaprire in questo momento. A ottobre il Time ripartirà, contando su una campagna vaccinale che, nei prossimi mesi, riguarderà molto di più i giovani a differenza della situazione attuale».
Il “green pass”
E a questo propositivo, l’obbligo di presentare all’ingresso il certificato verde Covid-19, quello che viene chiamato “green pass”, per Bova è l’unico elemento positivo rispetto alle misure imposte da Roma: «Sono stato tra i primi a promuovere questo aspetto all’interno del Silb, il sindacato dei titolari di discoteche». Pellinacci, invece, è scettico: «La campagna vaccinale va a rilento per i ragazzi tra i 18 e i 20 anni. E l’obbligo di mostrare il green pass può essere aggirato facendo screenshot da un normale telefono cellulare. In autunno, credo che la situazione sarà molto più gestibile».
Il distanziamento
Ma Bova pone un altro problema da non sottovalutare, rispetto al distanziamento e altre regole da tenere in una sala da ballo. «I giovani non rispettano le normative – dice l’imprenditore –. C’è poco da fare. Scordatevi che venga mantenuto il distanziamento in una discoteca. Così come l’uso delle mascherine in pista. Se resta questa imposizione, va a finire che o la clientela va altrove oppure che non vengono usati i dispositivi di protezione individuali. E questo significa che serviranno molti più controlli con il conseguente aumenti di costi per la gestione. Ma tutto questo non mette al riparo da provvedimenti durante i controlli che sono sacrosanti».
I soliti furbetti
Un contesto difficile che, secondo Bova, potrebbe avere ripercussioni gravi per il settore: «L’anno scorso ci sono state le riaperture con qualcuno che ha fatto il furbo mettendo in crisi tutto il settore. Questa estate credo che succederà la stessa cosa. Ma ormai penso che siamo vicini al momento in cui potremo tornare a lavorare con continuità. La metà dei locali in Italia ha chiuso. La scrematura è già stata fatta. Quelli rimasti sono aziende sane e pulite, che pagano le tasse regolarmente. E che sarà impossibile chiudere dall’autunno in poi».
Piazze fuori controllo
Ma c’è anche un altro aspetto che rode, non poco, a chi vive di discoteche, anche intese come organizzazione di eventi legati a questo settore e non è direttamente proprietario di locali. «Sui social è molto facile vedere cosa sta accadendo in Italia. Le piazze e le strade dove ci sono bar senza permessi per far ballare i ragazzi sono strapiene di giovani fino a tarda notte. Che diventano impossibili da controllare». A parlare è Leonardo Brogi, consulente artistico e agente di dj di primo livello, originario di Ponsacco ma molto noto nel panorama nazionale come organizzatore di serate in tutta Italia fin dagli anni Novanta. «Spesso le forze dell’ordine ci dicono che, nei momenti come questo, con le discoteche chiuse, il controllo della movida è pressoché impossibile. Penso che sia giunto il momento di farci tornare a lavorare perché ormai si è capito che l’andamento dei contagi da coronavirus non è colpa dei locali. Il problema è anche del nostro settore che non è mai riuscito a far capire le proprie ragioni a chi governa». —
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