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diocesi di volterra a rischio 

Pitigliano ora è unita a Grosseto Papa Bergoglio procede spedito

Paolo Falconi
Pitigliano ora è unita a Grosseto Papa Bergoglio procede spedito

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volterra. Il progetto di riduzione delle 226 diocesi italiane (225 più l’ordinariato militare), che sta avvenendo perlopiù unendo le diocesi in persona episcopi, sembra procedere abbastanza spedito. Segno che c’è la volontà nella curia romana di snellire, a suo avviso, la giurisdizione ecclesiastica nella penisola.

Ne potrebbe essere coinvolta, come già abbiamo scritto, Volterra. L’ultimo caso ha interessato una settimana fa la diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello, accorpata ora con Grosseto dopo la nomina del nuovo vescovo Gianni Roncari, frate cappuccino, proveniente dalla diocesi di Verona, al posto di Rodolfo Cetoloni che guidava la diocesi di Grosseto dal 2013 e che ha compiuto 75 anni lo scorso 3 gennaio. Le due diocesi vengono così unite in persona episcopi, secondo un piano di accorpamento delle diocesi italiane che papa Francesco sta portando avanti dal 2019. Prospettiva per cui anche la diocesi di Volterra sta tremando nella possibilità di vedersi cancellata, inglobata magari nell’arcidiocesi di Pisa.

L’ipotesi che sta prendendo campo, come si sa, è di accorpare tutte le diocesi sotto i 100mila abitanti. E quella etrusca ne ha 96mila, di cui poco più di 84mila credenti, dislocati in ben cinque province. Mettendo in conto pure il fatto che ai primi di settembre compie 75 anni l’attuale vescovo Alberto Silvani.

Una possibilità, per scongiurare tale futuro, sarebbe quella del ritorno di parte del territorio di Colle Valdelsa, come visto positivamente da quelle parti, e in questo modo superare la soglia dei 100mila abitanti. Certo, la parola finale comunque spetterebbe a papa Bergoglio.

Ecco l’attuale panorama italiano. Prima di Alife-Caiazzo e Teano-Calvi, unite in persona episcopi lo scorso 26 febbraio e di Ischia-Pozzuoli lo scorso 22 maggio, c’era stato il caso della diocesi di Carpi accorpata all’arcidiocesi di Modena-Nonantola sotto la gestione dell’arcivescovo Erio Castellucci. Prima ancora, la diocesi di Fabriano-Matelica e l’arcidiocesi di Camerino erano unite sotto la gestione dell’arcivescovo Francesco Massara. Nel 2019, anche Palestrina è stata unita a Tivoli in persona episcopi (come avviene da anni con Cuneo e Fossano), e quella Nuoro-Lanusei il 9 aprile scorso. Nel 2019, il vescovo di Ales-Terralba, Roberto Carboni, fu promosso nella sua sede metropolitana di Oristano, dove l’arcivescovo Ignazio Sanna aveva lasciato per ingravescentem Aetate, mantenendo l’amministrazione apostolica della sua vecchia diocesi, mentre l’arcivescovo Cesare Nosiglia di Torino era stato nominato anche amministratore apostolico di Susa in vista di un prossimo accorpamento.

La dicitura “in persona episcopi” sta a significare che due diocesi sono unite nel ministero episcopale, ma rimangono due circoscrizioni ecclesiastiche separate e indipendenti e come tali dovranno essere governate. Certamente, come è avvenuto anche in questi mesi – e come qualcuno nei palazzi apostolici romani lascia intravedere – nulla vieta che si delineino e si attuino col tempo percorsi unitari di formazione del clero e del laicato oltre che, se necessario, anche di interscambio nello stesso esercizio del ministero. —

Paolo Falconi

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