Gioco
Da Calcinaia a Tokyo, Manola Marinai sarà l’unico giudice italiano nel canottaggio
"È un’emozione incredibile, rappresentare il mio Paese è un onore immenso" dice l’ex atleta e oggi arbitro federale
CALCINAIA. Alle Olimpiadi di Tokyo ci sarà soltanto un giudice italiano nella disciplina del canottaggio. Sarà una donna. E sarà della Valdera. Più precisamente, di Calcinaia. Sarà Manola Marinai, 64 anni. Campionessa italiana nel 1975 e nel 1977, con la divisa della Canottieri Cavallini, Marinai è diventata arbitro nel 1995. Ora ecco che si realizza il sogno di una vita.
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«Non si può descrivere la soddisfazione – spiega – È un’emozione incredibile. Al canottaggio ho dedicato la mia esistenza. Prima in acqua, da atleta, poi da giudice di gara. Lo sport è un modo per sentirmi viva, conoscere persone e girare il mondo». Manola Marinai partirà per il Giappone il 19 luglio, e tornerà il 2 agosto. Le Olimpiadi avrebbero dovuto svolgersi la scorsa estate, ma lo scoppio della pandemia ha costretto gli organizzatori a rimandare il grande evento. Manola scalpita, e nel frattempo studia. Ogni giorno. «Ci sono centinaia di pagine di regolamento da ripassare – racconta – e nuove norme da imparare, introdotte proprio in seguito all’esplosione del coronavirus. Da settimane passo molte ore della mia giornata a leggere e a prendere appunti. Devo farmi trovare preparata. Anche perché, laggiù, di tempo per pensare ce ne sarà davvero poco».
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La vita del giudice di canottaggio è frenetica, viaggia su ritmi al limite della follia. «Nei giorni delle competizioni la sveglia suona all’alba – dice Manola Marinai – perché bisogna essere sul luogo della gara al primo mattino. Poi c’è il controllo del peso degli atleti, l’ispezione delle imbarcazioni, tutte le pratiche da svolgere prima dell’inizio della manifestazione. Mi aspettano delle giornate belle intense, ma non vedo l’ora».
“Vogare” è un verbo che nella famiglia di Manola si utilizza da sempre. Lei è stata addirittura fondatrice della Canottieri Pontedera, insieme al compianto Sergio Marrucci. Il figlio, Matteo Stefanini, è un ex canottiere di altissimo livello. Ha partecipato – per le Fiamme Gialle, e in precedenza per la Canottieri San Miniato – alle Olimpiadi di Atene, a quelle di Londra e a quelle di Rio de Janeiro, oltre a essersi laureato campione italiano e del mondo.
Ora, però, tocca a mamma Manola. Convocata a Tokyo dalla World Rowing, la federazione internazionale di canottaggio. «Sono stati selezionati trenta arbitri – spiega Marinai – uno per ogni parte del mondo. Rappresentare l’Italia, per me, è un onore immenso. Da anni mi occupo della formazione di giovani giudici per conto della federazione italiana, e quando mi chiedono quanto guadagno mi viene quasi da ridere. Il nostro non è uno sport dominato dai soldi, anzi. Percepiamo dei rimborsi spese, ma nulla di più. Siamo mossi dalla passione, dalla voglia di sentirci dentro a una disciplina che insegna dei valori di vita come il rispetto, la costanza, la determinazione, l’importanza del lavoro quotidiano per raggiungere un obiettivo».
Ultimi giorni di preparazione. Poi via. Nella terra dei Giochi. Manola Marinai è felice e giustamente emozionata. «Tanti amici mi stanno scrivendo per farmi il classico “in bocca al lupo”, e mi fa davvero piacere. È bello sentirsi apprezzati, sapere che ci sono persone che fanno il tifo per me mi riempie il cuore. Io darò il massimo come sempre. Sono pronta a vivere il mio sogno nel cassetto, che finalmente è diventato realtà».
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