Il Tirreno

Pontedera

inchiesta choc ed emergenza covid: allarme occupazione 

Sos dal distretto al governo per salvare centinaia di posti

Francesco Turchi

Una delegazione del Tavolo ha incontrato gli assessori regionali Marras e Nardini Si spera nel Fondo competenze e nella proroga del blocco dei licenziamenti

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Francesco Turchi

santa croce. Mettere a punto un piano per evitare bagni di sangue sul piano occupazionale nel caso venga confermato lo sblocco dei licenziamenti a partire dal 1° luglio.

Magari attingendo al Fondo nuove competenze – che copre gli oneri relativi alle ore di formazione, comprensivi dei relativi contributi previdenziali e assistenziali – le cui risorse sono esaurite ma che dovrebbe essere rifinanziato.

Sono gli scenari emersi dal confronto che si è svolto ieri tra gli assessori regionali Alessandra Nardini e Antonio Marras e una delegazione del tavolo di stretto che è coordinato dal sindaco di San Miniato, Simone Giglioli, dopo il passo indietro della sua collega santacrocese Giulia Deidda, indagata per associazione a delinquere finalizzata all’inquinamento ambientale nell’ambito dell’inchiesta sullo smaltimento dei fanghi tossici che secondo Procura e Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Firenze sono stati smaltiti al di fuori delle regole con la complicità di imprenditori vicini alla’ndrangheta.

Gli effetti dell’inchiesta, insieme a quelli dell’emergenza sanitaria e all’imminente sblocco dei licenziamenti mettono a rischio centinaia di posti di lavoro nel settore.

Di fronte a uno scenario così preoccupante, sindaci, imprenditori e sindacati hanno chiesto e ottenuto il coinvolgimento degli amministratori regionali, per cercare di mettere a punto una linea comune in grado di garantire la tenuta sul piano occupazionale: «C’è da capire cosa farà il governo per quanto riguarda lo sblocco dei licenziamenti» spiega Giglioli. I sindacati hanno organizzato per il 26 giugno tre manifestazioni nazionali – a Firenze, Bari e Torino – per chiedere una proroga generale fino al 31 ottobre, equiparando le aziende industriali a quelle artigianali, che non avevano diritto a cassa ordinaria e straordinaria ma soltanto a cassa in deroga o al Fis, il fondo del terziario e che potranno contare sulla cassa Covid per altri quattro mesi e che quindi potranno licenziare dal 1° novembre. L’altra ipotesi sul tavolo è quella della proroga soltanto per alcune filiere, nelle quali potrebbe rientrare anche il il settore moda che – numeri alla mano – è tra quelli che sta soffrendo di più. «C’è la volontà comune di trovare una soluzione-ponte – sottolinea Giglioli – con la speranza che poi nel 2022 ci sia una ripresa vera. Altrimenti qualsiasi ammortizzatore sociale rischia di trasformarsi in un palliativo».

Moderatamente soddisfatto dell’esito del summit Loris Mainardi, sindacalista della Cgil, che alla vigilia dell’incontro aveva lanciato l’allarme: «A maggio il ricorso alla cassa integrazione è aumentato notevolmente. E ne hanno fatto richiesta anche aziende robuste fino a poco tempo fa. Le preoccupazioni sono altissime, anche se gli effetti dell’inchiesta con la fuga delle griffe come si era ipotizzato in un primo momento non c’è stata».

Mainardi definisce l’incontro con Marras e Nardini «molto costruttivo. C’è la volontà di individuare la strada migliore per uscire da questa situazione».

La prossima settimana tornerà a riunirsi il Tavolo di distretto al completo per condividere e analizzare con gli altri membri quanto è emerso nell’incontro di ieri pomeriggio e provare a definire di comune accordo i prossimi passi per evitare quello che lo stesso Giglioli ha definito «una macelleria sociale». –

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