Il Tirreno

Pontedera

il racconto 

Il sangue freddo e le percosse «Volevano la chiave»

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pontedera. La sorpresa e la paura in pochi istanti quella sera di febbraio. Queste sensazioni prevalsero nel racconto della la signora Giovanna Cristofani poco dopo la rapina. Ebbe un malessere precedente all’ingresso dei ladri, che si “annunciarono” con un rumore dal retro della casa che la donna ipotizzò potesse essere un gatto. «Non mi sentivo bene – raccontò ai carabinieri e al figlio quando fu soccorsa –. Quando li ho visti non ho fatto in tempo a chiedere aiuto». I ladri attesero che un’amica che si trovava con la donna lasciasse la casa per palesarsi e aggredirla, una volta rimasta sola. Uno dei tre la immobilizzò, la fece sedere su una sedia e cominciò a minacciarla. Un incubo durato alcuni minuti che sembravano non avere mai fine. Intanto gli altri andavano in giro per le stanze, frugando alla ricerca di oggetti da rubare. Riuscirono anche a trovare la cassaforte, ma i loro tentativi di scassinarla furono fallimentari. «Volevano la chiave della cassaforte. Mi hanno schiaffeggiato, buttato per terra, colpito, volevano quella chiave». Pur nel terrore la donna non cedette alle minacce e alle percosse. «Non ho la chiave, si occupa mio figlio di queste cose», rispose. —

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