Il Tirreno

Pontedera

la sentenza 

Condannato a 2 anni per una serie di truffe ai clienti geometra già radiato

Pietro Barghigiani
Condannato a 2 anni per una serie di truffe ai clienti geometra già radiato

La Cassazione chiude il caso: confezionate false pratiche per ingannare i committenti e incassare le notule

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Cascina. Gli unici passaggi autentici in una storia di fiducia tradita e raggiri, erano gli incarichi commissionati dai clienti e le notule pagate al professionista. Il resto va rubricato alle voci atti falsi, rassicurazioni fasulle, obiettivi inventati. E mai raggiunti.

Una lunga sequela di truffe si è tradotta in una sentenza di condanna a due anni arrivata al capolinea definitivo della Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’ex geometra Sergio Barsotti, 63 anni, originario di Cascina, residenza a Pisa, contro la sentenza della Corte d’Appello con cui veniva ribadito il verdetto del Tribunale di Pisa del dicembre 2016.

Per l’accusa Barsotti, cancellato dall’albo dei geometri nel 2014, si sarebbe intascato almeno 100mila euro dai clienti - solo due si sono costituiti al processo - ai quali prospettava avanzamenti e opportunità nelle pratiche affidate che di fatto neanche venivano presentate negli uffici comunali. Il terreno diventava edificabile con un timbro. Le tasse di successione pagate per conto dei clienti con un modello F23 taroccato. E poi le richieste di soldi per incarichi professionali ritenuti inesistenti. Tra i vari episodi contestati all’imputato ce ne sono diversi che, nell’ipotesi dell’accusa, rappresentano il geometra più intento a costruire pratiche basate sul nulla, ma efficaci al momento di battere cassa con gli onorari, che a lavorare su committenze concrete. Emblematico il caso di un terreno a Oratoio “trasformato” in edificabile con tanto di timbro comunale sul documento consegnato alla cliente. Solo che il sigillo era falso. Apposto da Barsotti, stando alla Procura, per far credere quello che non era traendone un vantaggio finanziario. Non solo. Ci sono le tasse di successione mai versate per le quali il professionista aveva ricevuto i soldi dei clienti. La ricevuta di pagamento del modello F23 era fittizia. Ma anche la necessità prospettata ai committenti dei lavori di dover pagare alcune perizie geologiche che, al contrario, per l’accusa erano inesistenti e necessarie solo sulla carta. Quando poi i documenti, che per l’accusa erano stati modificati a uso e consumo del professionista per dimostrare l’attività svolta, in astratto a favore dei clienti, avevano cominciato a circolare anche negli uffici comunali, il meccanismo si era interrotto. In alcuni casi l’atto al centro della disputa legale riportava timbri e sigle di Palazzo Gambacorti a Pisa. Nel momento in cui il personale degli uffici tecnici se ne è accorto, sono partite le segnalazioni alla magistratura.

Il timbro vero lo mette ora la Cassazione sulle operazioni truffaldine del professionista che «assunti incarichi professionali da più clienti per la preparazione di pratiche edilizie, mediante artifici e raggiri - costituiti dalla realizzazione di svariati atti falsi (perizie geologiche, pagamento di tributi e oneri connessi)- otteneva il pagamento indebito degli onorari professionali». I due anni di condanna per gli ermellini sono motivati «avendo la sentenza fatto riferimento non solo ai precedenti penali (peraltro decisamente allarmanti per la natura e il numero dei reati commessi) ma, altresì, alla gravità del fatto e all’intensità del dolo, così fornendo ampia giustificazione della scelta della misura della pena, ritenuta congrua rispetto ai reati contestati». —

Pietro Barghigiani

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