Il Tirreno

Pontedera

agli impianti di via del fosso vecchio 

Allenatore colto da malore e salvato al campo sportivo un mese prima di Eriksen

Andreas Quirici
Allenatore colto da malore e salvato al campo sportivo un mese prima di Eriksen

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CASCINA. Un brivido lungo un mese pronto a riprendere corpo ogni volta che ci sarà un altro “caso Eriksen” su un campo di calcio. Perché quello che è successo al giocatore della Danimarca alla prima partita del campionato europeo con la Finlandia era accaduto anche a un allenatore dell’Atletico Cascina, appunto, un mese fa. Lo stesso cuore che si ferma e lo sfortunato protagonista che si accascia al suolo. Ma mentre a Copenaghen c’erano i medici della nazionale scandinava a rianimare il centrocampista dell’Inter, al campo sussidiario della zona sportiva di via del Fosso Vecchio a Cascina c’erano “semplici” dirigenti della società presenti al momento in cui l’istruttore di settore giovanile (contattato da Il Tirreno ma che preferisce rimanere anonimo) è crollato sull’erba vicino alla rete di recinzione. «Quando ho visto le immagini delle operazioni per salvare la vita a Eriksen ho avuto un brivido. E anche ora che ne parlo di nuovo avverto la stessa sensazione».

A parlare è il presidente dell’Atletico Cascina Sandro Castagna che, insieme al dirigente Maurizio Mazzoni e a un altro allenatore, Massimo Luperini, si sono precipitati non appena hanno sentito le urla dei ragazzini che si stavano allenando e che hanno assistito all’episodio. «Intanto cominciamo col dire che non siamo stati eroi – dice il presidente – ma semplicemente previdenti ad aver organizzato corsi per usare il defibrillatore, lezioni di pronto soccorso anche per allenatori, dirigenti e addetti al campo sportivo. E, soprattutto, ad aver dotato gli impianti di questa zona di un defibrillatore che revisioniamo spesso. Perché è vero che un’adeguata formazione, insieme alla possibilità di utilizzare dispositivi adatti, può davvero salvare la vita alle persone. Resta però ancora molto da fare, perché non tutti gli impianti sono dotati di defibrillatori e non tutti seguono i corsi per imparare le manovre di pronto soccorso. Ho visto che dalla Federcalcio stanno lanciando la campagna per formare i giocatori professioni a questo genere di interventi. Ma credo sia più importante dotare il calcio minore di strumentazioni e formazione, perché in serie A ci sono i dottori, ma da noi no».

Fra l’altro, come fa notare Castagna, capita spesso che nei dilettanti o nel settore giovanile, durante gli allenamenti pomeridiani spesso ci sono solo il tecnico e i giocatori col custode. I dirigenti, a quell’ora, nella maggior parte dei casi sono al lavoro. «E anche questa è stata una coincidenza fortunata – riprende il presidente – perché il nostro allenatore è stato colto da malore nel tardo pomeriggio e alcuni dirigenti erano usciti dai loro uffici. Ma quel che resta è la soddisfazione di essere riusciti a organizzarci bene per questo tipo di circostanze, con la formazione allargata a tutti quelli che frequentano l’impianto. E che, in caso di bisogno, sanno cosa fare».

Anche se in quei casi, il tempo di ragionare è davvero poco, sotto gli occhi di ragazzini e genitori anche se tenuti a debita distanza. «Agisci come un automa – sottolinea ancora Castagna –. Abbiamo fatto tutto quanto ci hanno insegnato. Tirare fuori la lingua, effettuare il massaggio cardiaco e, nel frattempo, chiamare l’ambulanza. Non nego che, a un certo punto, mi è sembrato che la situazione precipitasse. Poi abbiamo preso il defibrillatore e ci siamo messi ad aspettare le istruzioni fornite dal dispositivo. Quando la voce elettronica ha avvisato della scossa in arrivo, la reazione del nostro allenatore è stata come quella di Eriksen. Le gambe slanciate in aria per poi vederlo riprendere mentre stava arrivando il personale sanitario per il lieto fine». —Andreas Quirici

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