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Niente effetto inchiesta, ma la concia soffre «Mancano turisti e i consumi sono bassi»

Andreas Quirici
Niente effetto inchiesta, ma la concia soffre «Mancano turisti e i consumi sono bassi»

Volpi: «Segnali importanti dagli Usa, ma non basta per la ripresa». Mainardi (Cgil): «Speriamo nell’aiuto dalla Regione»

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SANTA CROCE. C’erano grandi aspettative per questo periodo. La campagna vaccinale spingeva all’ottimismo tra i bottali del comprensorio del cuoio. Tutto questo, malgrado l’inchiesta della procura di Firenze per smaltimento illecito di rifiuti che ha creato scompiglio nel settore conciario. Invece, l’andamento congiunturale attuale è fiacco. «Ma non dipende dall’indagine della magistratura», dice Leonardo Volpi, dell’omonima conceria di famiglia di Ponte a Egola.

«Il problema è dovuto alla mancanza di turisti in giro per il mondo – dice l’imprenditore – Qualche segnale importante arriva dagli Stati Uniti, ma non basta a far ripartire il settore che, già prima della pandemia, aveva trascorso almeno un anno e mezzo con qualche difficoltà». Secondo Volpi, «l’effetto dell’inchiesta non c’è stato, anche perché siamo alle fasi preliminari». Semmai, l’imprenditore conciario ritiene determinante, per inquadrare i problemi congiunturali, i timori che serpeggiano ancora a prendere un aereo con tranquillità: «Il turismo si muove, ma siamo ancora al periodo iniziale della ripresa. E senza persone negli aeroporti e, di conseguenza, nei duty free, o nelle boutique delle capitali mondiali è davvero dura». Poi fa un esempio: «Noi forniamo la pelle a una società che ha una catene di negozi esclusivamente negli aeroporti asiatici. Si tratta di prodotti di medio livello, portafogli, cinture e piccola pelletteria studiata appositamente per chi transita dagli scali aeroportuali. Ma senza viaggiatori e con gli aeroporti chiusi per mesi, quel tipo di mercato è letteralmente crollato».

Da qui il momento duro per il settore conciario che si affida agli ammortizzatori sociali per andare avanti. «A maggio il ricorso alla cassa integrazione è aumentato notevolmente – spiega Loris Mainardi della Cgil – E ne hanno fatto richiesta anche aziende robuste fino a poco tempo fa. Le preoccupazioni sono altissime, anche se gli effetti dell’inchiesta con la fuga delle griffe come si era ipotizzato in un primo momento non c’è stata. E i timori sono anche per il calzaturiero che sta ricevendo ordinativi dalle aziende degli Stati Uniti. Ma non si sa cosa accadrà da settembre in poi. Il rischio licenziamenti è alto».

Tema, quello dell’occupazione, che sarà affrontato nell’incontro online tra una delegazione del tavolo di distretto e gli assessori regionali Antonio Marras e Alessandra Nardini fissato per giovedì. «Speriamo che dalla Regione arrivino segnali di sostegno al settore conciario – aggiunge Mainardi – perché mai come ora serve un aiuto concreto per evitare di disperdere quanto di buono fatto in tutti questi anni».

Probabile che una mano alle concerie della Toscana arrivi dalla prossima edizione di Lineapelle, la mostra più importante del settore, in programma a settembre nella consueta sede della fiera a Rho, Milano. In vista di quell’appuntamento si sa già che gli operatori asiatici non saranno presenti. «Un handicap rilevante – sottolinea la direttrice dell’Unione nazionale industria conciaria (Unic), Fulvia Bacchi – Però siamo fiduciosi. Le iscrizioni alla manifestazione sono il doppio rispetto a quelle dell’anno scorso. Da oltre 300 siamo passati a superare le 600 unità. Un segnale concreto di ripartenza che, chiaramente, non è ancora ottimale. Ma che dimostra la voglia di rialzare la testa delle concerie».

Bacchi riferisce anche di un’indagine condotta tra le aziende conciarie su tutto il territorio nazionale e che parla di un aumento di fatturato tra il 10 e il 15 per cento nel primo trimestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2020. —

Andreas Quirici

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