Proteste
Rsa senza infermieri di notte: "Ora il servizio è a rischio"
Emergenza alla Leoncini di Pontedera dove sarà incrementato l’utilizzo di oss. Nursind: "L’Asl deve intervenire". Cgil: "L’allarme è per tutta la provincia"
PONTEDERA. Niente più turno di notte per gli infermieri della residenza per anziani (rsa) Leoncini di Pontedera. A sorvegliare gli ospiti durante le ore notturne saranno gli operatori socio sanitari (oss). Una situazione che, secondo i sindacati, mette a rischio il servizio. E l’allarme non riguarda solo Pontedera, dove ci sono 27 pazienti con due oss in servizio notturno. Le criticità sono diffuse e derivano dalla scarsa disponibilità d’infermieri anche a causa delle massicce assunzioni fatte dal servizio sanitario nazionale per far fronte all’emergenza sanitaria legata al coronavirus.
«Come era facilmente prevedibile, dopo il caso Santa Chiara di Volterra, si allarga ad altre rsa il problema della carenza di infermieri – dice il segretario provinciale del Nursind, Daniele Carbocci – L’assenza di infermieri in turni notturni crea situazioni in cui gli oss si trovano in difficoltà in quanto non autorizzati a somministrare farmaci agli ospiti, con competenze limitate rispetto alla necessità di affrontare eventuali emergenze sanitarie. Non solo, ma con un solo oss a piano, come si pensa di effettuare eventuali interventi di emergenza? Chi assiste gli ospiti di un piano se l’oss deve andare in aiuto al collega di un altro piano? E poi, due soli operatori sono in grado di garantire la sicurezza del piano antincendio?». Secondo il Nursind, l’Asl deve intervenire «autorizzando gli infermieri disposti a dare la disponibilità a lavorare nella struttura in difficoltà».
Dalla Funzione pubblica della Cgil di Pisa parlano della mancanza «di infermieri e di operatori socio sanitari» che «sta mettendo in ginocchio il servizio e il personale». In aggiunta ai problemi di carenza di personale, «la rsa Leoncini sconta anche un problema di prospettiva, perché all’inizio di quest’anno la cooperativa Agape, ha formalizzato alla Società della salute ed alla Asl la decisione di interrompere il contratto di servizio al 30 giugno, visto che la struttura già da tempo è in perdita, con importanti ripercussioni sui bilanci della cooperativa. Sul destino della rsa e degli operatori nonostante l’approssimarsi della fine di giugno, ad oggi è silenzio assoluto».
La situazione è davvero difficile in tutta la provincia. Secondo la Cgil, «le responsabilità e le ragioni che sono all’origine dei gravi disagi in cui versano una larghissima parte di rsa, sono molteplici e non facili da individuare. È un problema di “sistema”. Sul personale infermieristico come per quello medico ci sono enormi responsabilità dell’Università per una mancata programmazione dei necessari fabbisogni del mercato. Se invece consideriamo gli operatori socio sanitari, certo la Regione non può sottrarsi dalla sue responsabilità».
E ancora: «La maggioranza delle rsa della provincia, sono allo stremo e a rischio concreto chiusura, per la grave e persistente carenza di personale infermieristico e di operatori socio sanitari. Se la Asl attuasse un controllo a tappeto oggi, è molto probabile che la maggioranza delle strutture, dovrebbe essere chiusa per la mancanza dei requisiti di legge. La situazione si è aggravata con la pandemia. La massiccia infornata di personale sanitario ed addetto all’assistenza fatta dalla sistema sanitario pubblico, ha determinato gravi criticità nella gestione del personale delle rsa e rsd».
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