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economia e lavoro 

Vitesco, pressing sulla multinazionale per la riconversione

D.R.

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FAUGLIA. Prosegue il processo di riconversione e di innovazione dei due siti pisani (Fauglia e San Piero a Grado) di Vitesco Technologies, divisione Powertrain del gruppo Continental, per il passaggio di produzione dei componenti per motori tradizionali (benzina e diesel) a quelli per auto elettriche, ibride e ad idrogeno. L’obiettivo è sviluppare un polo di riferimento nazionale per i motori del futuro, unica strada per salvare i due stabilimenti dalla crisi che ha investito l’industria automobilistica.

Una trasformazione avviata la scorsa estate con il protocollo d’intesa firmato anche dalla Regione Toscana che ha posto le basi per l’aggiornamento delle proprie competenze di 100 tra ingegneri e tecnici della Vitesco grazie ad un master promosso dall’Università di Pisa. «Questa trasformazione è condizione fondamentale per sventare rischi di forti ridimensionamenti sul fronte produttivo e occupazionale, paventati due anni fa con la riorganizzazione presentata dal gruppo Continental, e per consentire una prospettiva anche ai circa 150 dipendenti oggi impiegati con contratti di lavoro interinale o a tempo determinato», sottolineano gli assessori regionali Alessandra Nardini e Leonardo Marras che nei giorni scorsi hanno visitato la fabbrica di Fauglia del gruppo, che sul territorio pisano occupa oltre 900 lavoratori.

«Restano in ballo due grandi questioni – proseguono gli assessori – il confronto con il Ministero dello sviluppo economico per capire, anche in vista delle risorse del Pnrr, come sostenere il completamento dei processi di transizione e la sfida sulle produzioni innovative legate alla transizione ecologica che dovrà coinvolgere tutto il comparto della componentistica meccanica».

Preoccupazione per la flessione produttiva è invece stata espressa dalla delegazione sindacale di Fiom, Fim, Usb e dalla Rsu della Vitesco che ha chiesto l’incontro con gli esponenti della Regione «Una flessione dovuta soprattutto alla mancanza dei semiconduttori e dalla crisi del mercato dell’auto. Una situazione che se non dovesse cambiare potrebbe avere un impatto sui livelli occupazionali», sottolineano i sindacati chiedendo di accelerare l’iter per la riconversione della produzione. —

D.R.

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