Il Tirreno

Pontedera

«Khadim era un ragazzo speciale il mare mi ha preso un pezzo di vita»

Tommaso Silvi
«Khadim era un ragazzo speciale il mare mi ha preso un pezzo di vita»

È sconvolta la zia del 19enne annegato giovedì a Tirrenia. Il cugino: «È cresciuto con noi, per me era come un fratello»

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Tommaso Silvi

FORNACETTE. Gli occhi gonfi di chi ha finito le lacrime. Lo sguardo perso nel vuoto. Seduta sul divano di casa, con il cellulare tra le mani e la foto di suo nipote sullo schermo. «Khadim era un ragazzo speciale. E non lo dico perché è morto. Lui era speciale davvero. È cresciuto nella nostra famiglia. Mio figlio per lui era come un fratello». Fama Gaye è la zia di Khadim Mboup, il 19enne di origine senegalese che nel pomeriggio di giovedì è annegato nel mare di Tirrenia, mentre nuotava con gli amici e il fratello.

È bastato un attimo per trasformare una giornata di festa – per la fine dell’anno scolastico – in tragedia. Il gruppo di ragazzi è stato spinto a largo dalla corrente, le mani alzate a chiedere aiuto hanno attirato l’attenzione dei bagnini. Le operazioni di salvataggio sono durate alcuni minuti, ma Khadim non ce l’ha fatta. È stato ritrovato senza vita dopo mezz’ora di ricerche. «Ho ancora il suo ultimo messaggio – racconta il cugino, Fallou Sene, 25 anni - Ci eravamo sentiti mercoledì. Di solito il sabato andavamo al mare insieme. Ci conosciamo fin da piccoli, ho sempre ammirato la sua calma e la sua educazione. Era un esempio per tutti. Sono stato avvertito della sua morte per telefono, è stato un pugno nello stomaco». Khadim abitava a Fornacette, vicino alla casa del cugino. «Veniva spesso qua da noi – prosegue Fallou – eravamo inseparabili. Parlavamo di qualsiasi cosa, andavamo in giro insieme. Ogni tanto svolgeva qualche lavoretto, si dava da fare in qualsiasi modo».

Khadim Mboup parlava poco. Era un grande osservatore. Con gli amici era di compagnia, ma non amava farsi notare. Carattere da uomo formato nel corpo di un giovane. Affamato di scoprire il mondo, sempre pronto ad aiutare chi gli stava intorno. «Non abbiamo dormito, è stata una notte terribile. Non faccio altro che pensare a lui, al suo sorriso, al suo modo di fare. Tutto questo ci sta devastando, non riusciamo a darci pace». A parlare è lo zio di Khadim, che porta il suo stesso nome. E che oggi prega per i fratelli e per la sorella del nipote ingoiato dalle onde. Un ragazzo come tanti, che aveva da poco finito la quarta all’istituto professionale Ipsia di Pontedera. Con ottimi voti. E che si apprestava a vivere un’estate di svago e di divertimento. «Sapeva quanto la scuola fosse importante – dice ancora lo zio – e si impegnava perché voleva imparare, puntava a un futuro felice in Italia». La presenza silenziosa di Khadim manca come l’aria. La zia è sconvolta, fatica a parlare. Il cugino nasconde il dolore dietro a un volto carico di tristezza. «Mi mancherà da morire – bisbiglia trattenendo le lacrime – e non doveva finire così. Rileggo il suo ultimo messaggio sul cellulare e non mi sembra vero. Ho perso un pezzo di vita». —

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