Il dolore
«Uffizi diffusi, Danti ha ignorato il progetto Da lui soltanto slogan»
volterra. «L’assessore Dario Danti e l’amministrazione comunale sono rimasti immobili dopo la nostra proposta in merito al progetto degli Uffizi diffusi». Le opposizioni all’attacco attraverso le parole di Paolo Moschi (Uniti per Volterra) e Roberta Benini (Per Volterra).
«Un vecchio detto dice “errare è umano ma perseverare è diabolico”. Un adagio che sembra calzare a pennello sulle scelte, o meglio sulle non scelte, fatte dall’amministrazione comunale di Volterra e dall’assessore Danti in merito alla proposta avanzata dall’opposizione di candidare Volterra come sede del progetto Uffizi Diffusi».
«Pochi mesi fa – sottolineano Moschi e Benini – avevamo chiesto di poter collaborare nella predisposizione di un progetto da sottoporre al direttore Eike Schmidt, attraverso una mozione accolta da tutto il consiglio comunale, con tanto di complimenti dell’assessore. Poi però niente si è mosso, nonostante le sollecitazioni espresse anche a seguito della visita del direttore della Galleria degli Uffizi a Pontedera e a Lari. Ora apprendiamo che Schmidt ha fatto visita a Cascina, entusiasta promotrice di una candidatura per il progetto».
Quindi – secondo i due consiglieri di opposizione – «mentre alcuni dei Comuni che hanno fatto rete per la candidatura a Capitale della Cultura si muovono autonomamente per proporsi, niente proviene da Volterra e dall’assessore Danti il quale, non solo non ci ha fatto sapere di aver preso contatti, ma neanche si è premurato di convocare quel famoso tavolo o gruppo di lavoro che aveva affermato di volere».
«In sostanza ancora una dimostrazione che, all’atto pratico, Volterra è isolata, e che oltre gli spot non esiste una prospettiva futura di sviluppo, né le collaborazioni necessarie per crescere. Si tratta dell’ennesima promessa non mantenuta, con parole al vento e occasioni mancate, che dimostrano solo che questa amministrazione non è coerente né collaborativa, non porta avanti alcun dialogo e va avanti solo a slogan, senza sviluppare una proposta dalla quale potrebbe derivare qualche cosa di positivo per la città che amministra, magari solo perché non è una sua idea. In parole povere – concludono Benini e Moschi – l’esatto opposto di quello che dovrebbero rappresentare i concetti di cultura e di inclusione tanto sbandierati dall’amministrazione». —
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