Il Tirreno

Pontedera

Il caso 

Tar, niente sospensiva alla stalla “I Fabbri”: non più di 300 animali

Primo round in favore dell’Unione dei Comuni: «Il ricorso non presenta sufficienti probabilità di futuro accoglimento»

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Pontedera. L’azienda agraria “Pesce Nicola”, al centro delle polemiche per le maleodoranze accusate dai cittadini, dovrà allevare fino a un massimo di 300 capi di bestiame.

Lo ha stabilito il Tar, con una ordinanza con la quale i giudici amministrativi hanno respinto la richiesta di sospensiva della stessa azienda de I Fabbri. In dettaglio, l’azienda, rappresentata e difesa dall'avvocato Giorgia Baldan, ha presentato ricorso contro l’Unione dei Comuni Valdera (avvocato Domenico Iaria), Azienda Usl Toscana Nord Ovest (avvocati Serena Spizzamiglio, Matteo Orlandini e Luca Cei), Arpat Toscana e di Pisa (non costituita in giudizio); obiettivo del ricorso, l’annullamento, con richiesta di sospenderne l'efficacia, dell'ordinanza n. 5 del 15 marzo 2021 a firma della dirigente area Suap (Sportello unico attività produttive) dottoressa Samuela Cintoli, con la quale si disponeva la “riduzione immediata dell'attività di allevamento di bovini e bufalini da carne in sede fissa svolta dall'azienda agraria Pesce Nicola in Pontedera, via Valdicava”; della nota dell'Unione Valdera, a firma della stessa dirigente, del 17 marzo 2021, di conferma dell'ordinanza di riduzione immediata del numero di capi di cui all'ordinanza del 15 marzo 2021 e di ogni atto connesso, quali le note dell’Asl e dell’Arpat.

Ecco il punto chiave dell’ordinanza: «Ritenuto che, ad un primo sommario esame, il ricorso non presenti sufficienti probabilità di futuro accoglimento nel merito, emergendo in primo luogo la mancanza dell’autorizzazione ambientale, necessaria per poter allevare più di 300 bovini in base alle norme della parte V, titolo I, del decreto legislativo n. 152 del 2006 e al relativo allegato IV»; e ancora, il Tar osserva che l’Unione dei Comuni della Valdera con il provvedimento impugnato, «in maniera che appare allo stato proporzionata, non ha inciso radicalmente sulla validità della Scia» dell’azienda agricola, ma ha solamente imposto a quest’ultima la riduzione immediata del numero dei capi di bestiame a 300, nelle more del conseguimento dei titoli necessari per poterne allevare in numero maggiore. Da qui la decisione che l’istanza cautelare non può essere accolta. Spese compensate.

Insomma, nell’attesa che il ricorso venga discusso nel merito, ad oggi l’attività di allevamento deve essere ridotta a 300 capi. Non si esclude ovviamente che l’azienda possa fare ricorso al Consiglio di Stato, sempre per chiedere la sospensione delle ordinanze del Suap.

Adesso, all’appello manca la relazione dell’Asl, necessaria quale parere tecnico per un’eventuale ordinanza del sindaco nei confronti della famiglia Pesce, proprietaria della stalla a I Fabbri. Come scritto nei giorni scorsi, a inizio giugno il Comune ha sollecitato l’invio del contributo tecnico richiesto all’Asl relativo all’applicazione dell’articolo 217 del Testo unico di leggi sanitarie a tutela della salute pubblica: il sindaco ha bisogno di acquisire le prescrizioni igienico-sanitarie richieste, di natura strutturale e gestionale, che dovranno confluire nell’ordinanza con la quale prescrivere al gestore dell’allevamento tutte le azioni per limitare le molestie e le maleodoranze verso la popolazione a tutela, appunto, della salute pubblica. —

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