Il Tirreno

Pontedera

Trovato morto nel Tevere, le ultime parole di Federico scritte alla madre ora potrebbero riaprire il caso: «Ho visto troppe cose...»

Federico Carnicci
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Federico Carnicci

Santa Croce, il giovane di 27 anni morì nel Tevere nel 2015. Al lavoro per provare a riaprire il caso

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Santa Croce. «Ho visto troppe cose...»: a scriverlo è Federico Carnicci, alle 23,57 del 4 luglio 2015, in una conversazione su messenger di Facebook con la madre Lidia Spera. È l’ultimo dialogo con la famiglia, prima della scomparsa. L’ex operaio ed artsta di strada aveva 27 anni. La frase «Ho visto troppe cose...» è successiva alla domanda della madre se avesse per caso visto dove aveva perso il portafoglio. La mamma gli chiede ancora in che senso avesse visto troppe cose, e lui replica: «Lascia perdere». Infine, Federico domanda se poteva andare a prendere della bigiotteria a casa della zia Maria, sull’Appia (bigiotteria fatta dalla madre stessa), per poterla rivendere sul litorale romano; lei ovviamente replica che non ci sono problemi, di andarci pure. Ma dalla zia poi non è mai arrivato.

Nessuna notizia di lui fino al 7 luglio, «Quando ci hanno chiamato dalla polizia di Roma – raccontano la madre e la sorella Vittoria – per dire che degli amici di Federico stavano facendo denuncia di scomparsa». Come scritto pochi giorni fa dal Tirreno, la famiglia di Federico si è affidata ad un nuovo avvocato, Luigi Fornaciari Chittoni del foro della Spezia, per provare a riaprire il caso. Il legale ha già preannunciato che ci sono elementi significativi, come una nuova testimonianza. Aggiunge Vittoria: «Abbiamo deciso di riprovarci, anche perché abbiamo ripercorso tutto dall’inizio alla fine, come un puzzle fatto da tanti pezzetti, e in particolare su un file audio abbiamo creduto di poter provare a ricostruire qualcosa di concreto. Una criminologa che conoscevo, la dottoressa Sara Bardi, ha ugualmente valutato interessante lo spunto e poi abbiamo trovato l’avvocato Fornaciari Chittoni che con grande impegno ha affrontato l’incarico. Questa volta speriamo davvero di trovare giustizia». Il 17 luglio, il ritrovamento di Federico, cadavere nel Tevere. Afferma Vittoria: «Non abbiamo mai creduto alla tesi del suicidio. Io ne sono ancora più convinta da quando mi sono fatta coraggio e ho visto le foto di mio fratello cadavere, fatte dalla scientifica. E poi c’è l’elemento che non aveva acqua nei polmoni, quindi non è morto annegato; l’hanno risolto dicendo che è morto subito per choc termico, ma a noi risulta che tra la temperatura esterna e quella del Tevere ci fosse una minima differenza. Tante, troppe incongruenze». La madre, la sorella e il fratello Giulio vivono alla Serra di San Miniato. Presto, dovrebbero tornare su Chi l’ha visto?, probabilmente non in trasmissione ma con una intervista sui canali social del programma di Raitre.

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Da parte sua la criminologa esperta in investigazioni, Sara Bardi, da lunedì sarà nella capitale insieme al collega Simone Aricò, che è di Roma, per continuare le indagini. Spiega la dottoressa Bardi: «Stiamo raccogliendo prove per riaprire il caso, sia testimoniali che oggetti, stiamo ricostruendo tutt, cercando di non tralasciare alcuni aspetti che a nostro avviso erano stati tralasciati, ad esempio ci potrebbero essere delle conversazioni, che potrebbero essere utili. Posso anticipare che a nostro avviso ci sono tutti gli estremi per riaprire il caso, c’è bisogno di far luce su molte situazioni che stanno riaffiorando. Sicuramente i sei anni trascorsi sono tanti, ma noi ci crediamo». Di questo, come detto, è convinto anche l’avvocato a cui si è affidata la famiglia, Luigi Fornaciari Chittoni del foro della Spezia. —M.B. RIPRODUZIONE RISERVATA Santa Croce. La pista principale seguita dall’avvocato e dai consulenti della famiglia Carnicci, è quella di un possibile legame tra la morte di Federico e gli altri tragici fatti per i quali è finito sotto inchiesta o sotto processo Massimo Galioto, il punkabbestia che viveva in una tenda sul Tevere e con il quale alcuni avrebbero visto litigare Federico pochi giorni prima della sua scomparsa. Massimo Galioto è attualmente accusato della morte di un senza tetto romeno di 38 anni, Emanuel Petrut Stoica, 38 anni, mentre è stato assolto in primo grado (ed è in corso il processo d’appello) per la morte di uno studente americano, Beau Salomon. Ad oggi, comunque, Galioto assistito dai suoi legali si è sempre proclamato innocente e dalla sua ha un’assoluzione in primo grado. L’avvocato Luigi Fornaciari Chittoni però al Tirreno aveva già fatto notare che vi sarebbero elementi di contraddittorietà tra le dichiarazioni di Massimo Galioto e Carlo Laganà, i due che dissero quella notte del luglio del 2015 di avere prima tratto in salvo Carnicci e poi di non averlo più visto, dopo che si erano rimessi a dormire. — RIPRODUZIONE RISERVATA

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