Sicurezza
Scritte oscene sul murale della bandiera Lgbt
FUCECCHIO. È durata praticamente due settimane, da quando i componenti della giunta comunale e alcuni consiglieri comunali si erano passati il pennello e la vernice e avevano realizzato la bandiera Lgbt su una delle pareti di Casa Banti, in occasione proprio della giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia (che quest’anno si è celebrata il 17 maggio). Su una parete già più volte vandalizzata con scritte e simboli di tutti i tipi, la bandiera ha avuto vita facile per appena due settimane: ieri mattina, infatti, chi passava di lì si è accorto che la bandiera colorata era stata vandalizzata con una scritta volgare e oltraggiosa.
Usando una perifrasi per evitare di ripetere le stesse volgarità, la scritta recitava qualcosa del tipo “Viva le donne, ma solo se sei uomo”, come a dire che l’amore fra persone dello stesso sesso non può esistere. Una frase di fatto omofoba, accompagnata – come se non bastasse – dalla raffigurazione di un pene maschile. Una scritta volgare e molto ben visibile che ha destato sconcerto tra i passanti, anche perché quel muro è stato da poco riqualificato alla presenza di rappresentanti dell’amministrazione comunale di Fucecchio, guidata dal sindaco Alessio Spinelli.
Ma il problema è anche un altro. Difficilmente gli autori di quelle scritte saranno individuati dalle forze dell’ordine. Infatti, non ci sono telecamere che riprendono direttamente quel muro che, come detto è stato più e più volte vandalizzato e di conseguenza ridipinto ogni volta. E anche in questo caso l’amministrazione sta pensando a come riqualificare la parete, probabilmente dipingendo nuovamente la stessa bandiera per coprire la scritta che c’è adesso e che è impossibile non notare.
Al netto dell’episodio in questione scoperto ieri mattina dai passanti, rimane il fatto che tutta l’area del parco Corsini (sia la parte bassa, dove c’è Casa Banti), sia le mura e le torri siano tra i bersagli preferiti dei vandali della zona, che qui agiscono indisturbati. —
Marco Sabia
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