Sicurezza
«Il sindaco spieghi perché non sospende l’attività della stalla»
Pontedera: il difensore civico della Toscana invia una lettera a Franconi riepilogando le carenze rilevate da vari enti durante i controlli
pontedera. «Il sindaco di Pontedera Matteo Franconi spieghi per quali motivi non ha ancora preso un provvedimento di cessazione o sospensione dell’attività della stalla a I Fabbri». Sulla vicenda delle maleodoranze causati dalle mucche e dei presunti problemi igienico sanitari nell’Azienda agricola Nicola Pesce interviene il difensore civico della Toscana, Sandro Vannini. Che si è espresso dopo aver ricevuto l’istanza presentata dai residenti, «costretti a convivere con le intense maleodoranze di letame presenti nella frazione e derivanti dalla stalla, la cui attività è iniziata a dicembre 2019».
Nel documento indirizzato a Franconi e all’Unione Valdera e inviato anche ad Arpat, Asl e Regione, il difensore civico ripercorre la vicenda, ricordando che «ad oggi e nonostante le criticità e le irregolarità evidenziate dalle autorità di controllo, sembra che la situazione sia sostanzialmente invariata. A seguito degli esposti, l’azienda agricola è stata sottoposta infatti ad articolati interventi di vigilanza e controllo da parte di Arpat, Asl e carabinieri forestali di Pontedera, i cui esiti sono stati resi noti all’amministrazione fra novembre e dicembre 2020, evidenziando molteplici criticità e la mancanza di titoli autorizzativi necessari all’esercizio dell’attività». E Vannini li elenca: «Difformità della Scia per la presenza di un numero di capi superiori a quelli dichiarati; assenza della comunicazione di industria insalubre; mancanza della verifica di compatibilità; mancanza di autorizzazione per le emissioni diffuse in atmosfera tramite procedimento di Autorizzazione unica ambientale Aua (per la quale Arpat ha effettuato comunicazione di notizia di reato il 27 ottobre scorso)».
A fronte di tali negligenze «e della sostanziale mancanza dei titoli autorizzativi – scrive il difensore civico – è stata adottata l’ordinanza del 15 marzo 2021, assunta dal Servizio Suap dell’Unione, per la riduzione del numero dei capi e per la richiesta di adozione di procedure di gestione delle deiezioni animali, lasciando l’attività comunque in esercizio nonostante l’assenza dei su menzionati titoli autorizzativi». Lo stesso Suap, nel trasmettere la sua ordinanza al Comune, «richiama l’eventuale adozione degli atti diretti a verificare i presupposti istruttori per valutare, con il supporto degli organi competenti, l’eventuale emanazione di provvedimenti ritenuti necessari in relazione alle specifiche competenze attribuite al sindaco».
Precedentemente Arpat «raccomandava all’amministrazione comunale di valutare “se far cessare l’attività di allevamento fino all’ottenimento dei titoli abilitativi del caso”». La Usl, oltre a riscontrare la non conformità autorizzativa dell’azienda, «accertava la presenza continua di maleodoranze ed infestazioni di animali molesti e confermava che tale situazione rischia di divenire in assenza di una gestione corretta dell’impresa, insostenibile da un punto di vista igienico sanitario e lesiva del benessere animale e della salute pubblica». Anche la Regione «rimandava ai competenti uffici comunali la valutazione delle opportune azioni finalizzate ad impedire o limitare l’esercizio fino all’eventuale rilascio del titolo autorizzativo per il quale sarà necessario anche accertare la compatibilità urbanistica ed edilizia dell’insediamento». In questo quadro il difensore civico chiede al sindaco «quali valutazioni siano state effettuate dall’amministrazione comunale a fronte delle sollecitazioni delle amministrazioni coinvolte, per non addivenire all’adozione di un provvedimento di cessazione o sospensione dell’attività».
Tutto questo dopo che proprio pochi giorni fa lo stesso Franconi, ha risposto all’interrogazione dei consiglieri leghisti Rebecca Stefanelli, Michela Crespina e Domenico Pandolfi, che gli chiedevano «se, esaminati i documenti relativi agli interventi degli enti tecnici preposti al controllo, l’amministrazione ritiene che questi abbiano operato con diligenza».
Secondo il primo cittadino, l’interrogativo «travalica nel merito le prerogative valutative del sindaco e sotto un profilo di opportunità qualsiasi opinione discrezionale svolta sull’operato degli enti tecnici preposti al controllo risulterebbe impropria, irrituale e finanche lesiva della professionalità dei soggetti interessati». —
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