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«Indagine, Covid e sblocco licenziamenti rischiano di cancellare centinaia di posti»

Francesco Turchi
«Indagine, Covid e sblocco licenziamenti rischiano di cancellare centinaia di posti»

Dopo il Tavolo di distretto nel quale Deidda ha lasciato il ruolo di coordinatrice, la Cgil rilancia l’allarme occupazionale

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Francesco Turchi

santa croce. Lavoro e ambiente. Ambiente e lavoro. Temi che vengono ripetuti all’infinito da tutti gli attori in campo. Sindacalisti, imprenditori, sindaci. E non potrebbe essere altrimenti. Però c’è da fare i conti con un’ombra e uno spettro. La prima è l’inchiesta sullo smaltimento dei fanghi tossici che secondo la Procura e la Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Firenze sono stati smaltiti al di fuori delle regole con la complicità di imprenditori vicini alla ‘ndrangheta. Che dopo aver causato un terremoto giudiziario, rischia di avere ripercussioni sul piano occupazionale. E a proposito di posti di lavoro, all’orizzonte (ecco lo spettro) c’è la conclusione del blocco dei licenziamenti previsto per il 30 giugno. Per questo, durante la riunione del Tavolo di distretto, ieri mattina, il comitato ha accolto la proposta del segretario generale della Cgil di Pisa, Mauro Fuso, «per un’urgente convocazione di un Tavolo di lavoro al fine di discutere, anche con la Regione, delle forme di sostegno all’occupazione». Fissando già anche la data (4 giugno).

La riunione si è aperta con il passo indietro della sindaca di Santa Croce sull’Arno, Giulia Deidda, che ha lasciato il ruolo di coordinatrice (il Comune sarà rappresentato dal suo vice Marco Baldacci). E si è chiusa con la volontà unanime di cercare una strada per evitare il disastro: «C’era un clima di estrema collaborazione» assicura Simone Giglioli, sindaco di San Miniato, che su proposta del suo collega fucecchiese Alessio Spinelli, ha ereditato da Deidda il ruolo temporaneo di coordinatore del comitato. «Le prime sfide che ci attendono sono quelle occupazionali e ambientali. Dobbiamo valutare le forme di sostegno al lavoro in vista della conclusione del blocco dei licenziamenti».

Che rischia di avere ripercussioni gravissime per il territorio. Come sottolinea Loris Mainardi, sindacalista della Cgil: «Nel primo trimestre 2020 erano arrivati segnali interessanti; poi aprile è andato a singhiozzo e a maggio si sono moltiplicate le richieste di cassa integrazione per i lavoratori, anche da parte di aziende che non facevano ricorso da mesi ad ammortizzatori sociali». E le prospettive non sono positive: «Dopo le ferie parte l’estivo, che tradizionalmente fa calare la produzione di almeno un 30 per cento». E stavolta questo accadrà in un terreno già minato da pandemia e inchiesta: «Nessuno è in grado di prevedere la portata delle ripercussioni dell’indagine “keu” sull’occupazione. Ma non si può pensare che il settore ne uscirà indenne». L’ago della bilancia sarà la reazione delle griffe: «Magari non subito, perché nessun distretto ha una flessibilità tale da rispondere a certe richieste in tempi rapidissimi». Però in prospettiva il pericolo c’è: «Tra i nostri punti di forza ci sono la qualità dei prodotti, la tutela dei lavoratori e il rispetto dei protocolli ambientali. Se passa il messaggio che quest’ultimo è venuto meno, la situazione diventa complicata. E in questa zona la qualità del prodotto è così elevata che non si può fare a meno delle griffe».

Quindi Mainardi fotografa le prospettive con i numeri: «Il settore qui dà lavoro a 5. 400 persone. Secondo una nostra ricognizione, i posti a rischio senza una reale inversione di tendenza oscillerebbero tra il 20 e il 25%». Oltre mille persone. Un dato da brividi: «La cosa che ci salva in parte, e che permette di ridurre questa stima e a parlare comunque di diverse centinaia di posti a rischio – spiega il sindacalista – è che lo sblocco dei licenziamenti scatterà dal 1° giugno soltanto per le aziende industriali». Quelle artigianali che non avevano diritto a cassa ordinaria e straordinaria ma soltanto a cassa in deroga o al Fis, il fondo del terziario, potranno contare sulla cassa Covid fino al 31 ottobre e torneranno alla normalità, quindi potranno licenziare, dal 1° novembre. «La speranza – conclude Mainardi – è che la vaccinazione, in tutto il mondo, prosegua spedita, in modo da farci tornare a una vita normale. Sono convinto che molti imprenditori, se vedranno la fine del tunnel, stringeranno ancora la cinghia per agganciare la ripartenza. In caso contrario sarà durissima». —

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