Il Tirreno

Pontedera

il rischio accorpamento 

Volterra, da un motu proprio del papa uno spiraglio per la diocesi

Paolo Falconi
Volterra, da un motu proprio del papa uno spiraglio per la diocesi

La regola della pensione a 75 anni è stata modificata da Francesco Silvani potrebbe rimanere in carica e Volterra resterebbe ancora sede vescovile

3 MINUTI DI LETTURA





Paolo Falconi

VOLTERRA. Non sembra, ma settembre è dietro l’angolo. E quel mese vedrà il pensionamento del vescovo di Volterra Alberto Silvani. Essendo nato il 6 settembre 1946 a Virgoletta di Villafranca Lunigiana, in quel giorno tocca in 75 anni la soglia per lasciare l’incarico. Silvani venne nominato vescovo l’8 maggio 2007 da papa Benedetto XVI e consacrato il 29 giugno dal vescovo Eugenio Binini, prendendo possesso della diocesi Volterra.

E ora si avvicina il momento del riposo. Perché la regola fissata da Paolo VI stabilisce la messa a riposo dei titolari delle sedi diocesane a 75 anni. A quell'età, il titolare di una diocesi avrebbe dovuto diventare vescovo emerito e cedere il passo. Una decisione che fece scalpore e oggi è scalfita dal motu proprio del 12 febbraio di 3 anni fa di papa Francesco che stabilisce che, a differenza dei vescovi diocesani, che al compimento dei 75 anni «sono invitati a presentare al Sommo Pontefice la rinuncia al loro ufficio pastorale», alla stessa età è diverso per i capi dicasteri della Curia romana e i nunzi apostolici. Bergoglio ha stabilito che quella soglia non è più oggettiva: non è tanto l'età, la senescenza, l'efficienza o il giudizio dei fedeli a stabilire se un 75enne può rimanere nella propria sede o mollare. Sembra, secondo alcuni vaticanisti, un “non ben meglio precisato giudizio sul bene della comunità locale che viene delegato esclusivamente al vescovo di Roma”. Monsignor Angelo Bagnasco, già presidente della Cei, per esempio è stato subito riconfermato nella sede genovese perché quella diocesi «non può fare a meno di lui», mentre «lo sgraditissimo vescovo di Ferrara-Comacchio, Luigi Negri, non ha resistito un minuto in più, soprattutto dopo quella battuta sulla Madonna e l'attuale pontefice».

Nel 2021 sono 14 i vescovi italiani a compiere i 75 anni e di conseguenza presenteranno al papa a norma del diritto canonico la rinuncia al governo pastorale della propria diocesi. Sarà poi Francesco a decidere se accettarle. Sono già prorogati gli incarichi agli arcivescovi di Perugia-Città della Pieve – nonché presidente della Conferenza episcopale italiana – e Torino, vale a dire Gualtiero Bassetti (del 1942) e Cesare Nosiglia (1944).

Ma c’è di più, per Volterra: il Papa potrebbe accorpare alcune diocesi come già accaduto di recente a esempio per Carpi, Palestrina e Lanusei.

Insomma, il futuro della diocesi di Volterra è come un puzzle intrigato nella vita della Chiesa intera, anche alla luce dei “desiderata” della Conferenza episcopale dell’America Latina che vorrebbe un drastico ridimensionamento della sedi vescovili italiane. E Volterra, che non raggiunge la soglia dei 100mila residenti su un territorio vastissimo, trema. Il suo futuro è incerto e poco importa, sembra, negli ambienti della Santa Sede, il prestigio maturato nei secoli.

La diocesi nel 2017 contava 89.241 battezzati su 94.098 abitanti, ma la confinante di Colle Valdelsa ha manifestato l’intenzione di tornare a far parte della giurisdizione del colle etrusco dalla quale venne scorporata nel 1592 da Clemente VIII. Colle, soppressa nel 1985, oggi conserva il titolo nell’arcidiocesi di Siena-Colle-Montalcino.

Di sicuro la preoccupazione serpeggia negli oltre 1.700 chilometri quadrati della diocesi, suddivisi in sei zone anche se da parte delle istituzioni civili si preferisce restare alla finestra. —© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web