Sicurezza
«Per Scotto resta invariato il vizio totale di mente»
Lo psichiatra conferma la perizia del primo grado e nell’ultima consulenza aggiunge che «la patologia si è cronicizzata»
mont0poli. Non solo ha confermato la perizia presentata al processo in primo grado, ma su incarico del gup dell’epoca è tornato a visitare l’imputato per valutare pericolosità e vizio di mente arrivando alla conclusione che il disturbo al centro della consulenza si è cronicizzato.
È stato il giorno dello psichiatra Alberto Petracca al processo in Corte d’Assise d’Appello a carico di Danny Scotto, il 29enne di Chiesina Uzzanese autore dell’omicidio di Giuseppe Marchesano, coetaneo, avvenuto il 9 novembre 2018 a Casteldelbosco.
La Corte ha deciso di acquisire anche la seconda perizia disposta dal gup Giuseppe Laghezza finalizzata a monitorare la pericolosità sociale di Scotto ristretto nella Rems di Volterra. Sentito per circa tre ore in fase di esame e controesame dalle parti, dal pm alla difesa e alle parti civili, lo psichiatra ha ribadito i contenuti della prima perizia sul vizio totale di mente del 29enne di Chiesina aggiungendo che il disturbo schizotipico della personalità nel tempo si è cronicizzato nel senso che ha avuto la conferma a posteriori di quello che aveva individuato come causa a sostegno della completa incapacità di intendere e volere al momento del fatto. Il movente viene fatto risalire a uno stato paranoide dell’imputato che soffriva il fatto di non essere mai stato accettato fin dai tempi della scuola dai suoi amici.
Una condizione, quella psichica di Scotto, che ebbe l’effetto di far pronunciare al giudice nel giudizio abbreviato una sentenza di assoluzione per vizio completo di mente con il trasferimento in una Rems per la durata di 24 anni.
Scotto, difeso dall’avvocato Barbara Luceri, nel pomeriggio di inizio novembre del 2018 uccise con una 357 Magnum l’amico Marchesano nella sua casa a Casteldelpiano. Raccolse i bossoli e poi il giorno dopo andò ad esercitarsi al poligono. Se Scotto nel corso degli anni dovesse dare segnali di miglioramento, convincendo ad esempio gli psichiatri di non essere più socialmente pericoloso, non viene esclusa la possibilità di un ritorno in libertà per seguire un percorso di cure a casa o in strutture meno vincolanti di una Rems, gli ex ospedali psichiatrici giudiziari.
Nel processo d’appello sono tornate a costituirsi le parti civili, i familiari di Marchesano, il padre assistito dall’avvocato Ivo Gronchi e Gabrio Bagnoli per la mamma e la sorella della vittima.
Sia i familiari che la Procura contestano il vizio totale di mente per come Scotto quel giorno e anche dopo si era mosso dando prova di saper mettere insieme comportamenti e situazioni che a loro dire davano il senso di una capacità di ragionare per precostituirsi un alibi. —
Pietro Barghigiani
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