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Il Caso 

Altra tegola sui circoli, le attività ricreative non sono consentite: «Ancora penalizzati»

Nilo Di Modica
Altra tegola sui circoli, le attività ricreative non sono consentite: «Ancora penalizzati»

Panesi (Arci Valdera): «Due pesi e due misure: per tutti è consentita la ripartenza e noi dobbiamo restare al palo». A Lavaiano colletta tra i soci per riallacciare luce e gas

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PONTEDERA. C’è un intero settore che la speranza di ripartenza estiva ancora non la vede, come anche gli aiuti economici. Parliamo dei circoli ricreativi, che ancora una volta, si sentono tagliati fuori. «Prima non ci facevano fare somministrazione perché siamo soggetti votati alle attività ricreative – spiega Maria Chiara Panesi, presidentessa di Arci Valdera. –. Oggi che riaprono cinema e teatri a noi viene impedito di fare attività ricreative, che poi sono quelle che danno un senso ai nostri spazi». Un problema non da poco per luoghi che possono vantare spesso delle metrature enormi e spazi all’aperto, che potrebbero quindi garantire distanziamenti e quant’altro, ma che si ritrovano adesso a poter aprire solo il bancone. «Ci sembra che ancora si usino due pesi e due misure – continua Panesi –. I nostri circoli non vivono d’aria, hanno spese da sostenere, hanno mutui e bollette da pagare e soprattutto non godono di nessun sostegno. Si sostengono con l’autofinanziamento, col volontariato, con le attività culturali ed i caffè. Il bar però, oltre a essere riservato ai soci, è qualcosa di strettamente legato alle attività. Quindi non capiamo come mai adesso che le attività ricreative ripartono in ogni dove, fra teatri, cinema, attività per i bambini, sport e affini, proprio noi, ancora una volta, si resti al palo».

Se si guarda alla sola Valdera, intanto, la metà dei circoli ancora non ha riaperto, mentre è stata lanciata una campagna di aiuto tramite il 2 e 5x1000 sulla dichiarazione dei redditi. «L’inverno in paese era spettacolo spettrale. Non c’e più nulla quassù se chiudiamo anche noi – dice Stefano Nencini, presidente del circolo di Casciana Alta –. Nei mesi peggiori abbiamo contribuito a sostenere una ragazza che lavorava da noi ed è stata messa in cassa integrazione. Riapriamo solo per dare un luogo di ritrovo agli abitanti». Un altro circolo, l’Acli di Volterra, ha lanciato una colletta giorni fa per le bollette. Mentre altri, come lo storico circolo Soms di Palaia, non avendo spazi all’aperto non riapre. Molti circoli, poi, non sono nemmeno in condizioni di fare l’asporto, essendo storicamente legati ad un “giro” serale. Intanto, dopo il diniego del decreto Ristori, adesso spuntano magagne burocratiche sul decreto Sostegni. «Non arriva niente – dice un altro dirigente di circolo –. Da un anno». «Noi possiamo puntare una ventina di giovani volontari che si sono dati da fare a sistemare i locali – dice il presidente del circolo Arci “Il Botteghino” di La Rotta Gianluca Macelloni –. Ci stiamo attrezzando per l’esterno, ma senza la musica, i corsi e le attività è difficile andare avanti». Situazione ancora di più evidente in quelle realtà che mobilitano decine e decine di volontari, fanno attività politica e culturale tutto l’anno, ma non hanno “mura” o spazi fisici: l’associazione “La Rossa” di Lari, ad esempio, affiliata Arci, con l’omonima festa a Perignano portava 15-20mila persone d’estate allo spazio Pertini, mentre per il Primo Maggio riempiva il borgo di Lari con 4mila persone, con vantaggi per tutto il tessuto locale. «Stiamo cercando di capire cosa potremo fare – dice Stefano Liberati, presidente dell’associazione La Rossa –. Ma senza attività la rete di associazioni, collettivi, soggetti e persone che abbiamo tirato su in tanti anni è a rischio».

LA RIAPERTURA

«Mi piange il cuore a veder chiuso il circolo. Penso a chi l’ha costruito portando le pietre a mano». Trattiene a stento l’emozione e batte i pugni su quel bancone dove ha servito tanti caffè Luciana Belloni, storica dispensiera del circolo Arci di Lavaiano. Suo il volto che compare nel video, fatto da alcuni dei ragazzi della frazione, per annunciare che il circolino, dopo 14 mesi, riaprirà questo fine settimana, sabato e domenica, fra mille difficoltà, compreso il pagare le bollette scadute. «Ci hanno staccato luce e gas. Questa chiusura ci ha sotterrato – racconta il presidente Paolo Fiorentini –. Sabato finalmente in qualche modo riapriamo, ma le difficoltà sono moltissime. Non abbiamo più un soldo e nessuno ha previsto aiuti per quelli come noi, quindi ci stiamo rimboccando le maniche per provare a fare qualche colazione all’aperto, ma la nostra natura sarebbe un altra». Una situazione emblematica quella del piccolo circolo, che come spesso accade, è l’unico punto di riferimento. «Qui tutte le settimane si riuniva il gruppo teatrale e i ragazzi della zona passavano molto tempo la sera fra queste quattro mura – racconta Fiorentini –. Oggi li vedi girare per il paese senza un luogo dove andare, persi nei telefonini e chiusi nelle loro case, ognuno per conto suo. D’estate, poi, avevamo le feste. Lo scopo di luoghi come i nostri è questo. La legge oggi ci dice che possiamo riaprire e ci considera alla stregua dei bar, ma non lo siamo. Senza le attività ricreative questi luoghi non hanno modo di decollare». Di qui la decisione di provare a riaprire sabato con un aperitivo offerto ai soci dalle 17 e poi definitivamente domenica, per avere un po’ di respiro. «Fortunatamente qualcuno fra noi è in pensione. Ci siamo dati da fare – continua il presidente – Per le bollette abbiamo messo qualche soldo fra noi consiglieri e soci. Per i lavori ci abbiamo pensato noi, perché dopo un anno le strutture avevano bisogno di una rinfrescata. Qualcuno ci ha regalato un po’ di tinta, il resto son lavori nel tempo libero». — 

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di Redazione web