La manifestazione
La Lega incalza sindaca e Pd: «Vai a casa Giulia Deidda»
Flash mob davanti al Comune contro le infiltrazioni mafiose. Ceccardi: «Preso soldi dai conciatori senza fare promesse»
SANTA CROCE. Il bersaglio preferito – a pochi passi da quel municipio dove ha continuato la sua attività amministrativa anche dopo il putiferio scatenato dalle indagini dell’operazione Keu – è stata la sindaca Giulia Deidda, “invitata” dal popolo leghista accorso al flash mob di sabato 8 maggo contro la mafia a dimettersi quanto prima. Erano oltre 100 le persone accorse ieri alla manifestazione (in forma statica) contro le infiltrazioni mafiose, a cui hanno preso parte – tra gli altri – l’eurodeputata ed ex sindaca di Cascina, Susanna Ceccardi e una nutrita delegazione di parlamentari e consiglieri regionali del Carroccio, oltre ai rappresentanti locali del partito guidato da Matteo Salvini, tra cui il parlamentare Edoardo Ziello.
Sul palco di piazza del Popolo, con martelli sbattuti sucavalletti che in conceria servono per reggere la pelle, veniva scandito il ritmo dei cori. Tra cui, “vai a casa Giulia Deidda”, sempre su iniziativa di Andrea Barabotti, responsabile organizzativo della Lega Toscana e compagno di Ceccardi.
Ceccardi – la prima a far emergere crepe nel fortino dem toscano – non le ha mandate a dire a Deidda: «Non ha fatto un passo indietro, sta andando avanti come nulla fosse. Il Partito democratico dovrebbe imporre le dimissioni a Deidda e invece il Pd si sente superiore: ma dove sta tutta questa superiorità morale sempre sbandierata? Nelle intercettazioni del consigliere regionale Andrea Pieroni o sull’ex capo di gabinetto del presidente Eugenio Giani, Ledo Gori, oppure lo stesso Giani che fa finta di non sapere cosa c’era scritto in quell’emendamento?».
L’ex sindaca di Cascina, inoltre, ha ribadito che anche lei aveva preso finanziamenti dai conciatori in campagna elettorale, senza però promettere niente: «L’ho fatto lecitamente per difendere il Made in Italy, senza promettere niente in cambio, a differenza del Partito democratico».
Ad andarci giù duro è stato anche Ziello: «Noi siamo sempre stati garantisti, ma davanti a certe intercettazioni (che Ziello legge dal palco, ndc) qualcosa deve cambiare. Cosa ha fatto Ledo Gori per essere ritenuto così importante da Deidda? Non si può più sopportare la spocchia di questa sindaca, che non risponde ai cittadini. Chi ha fatto questo schifo danneggiando il lavoro e facendo scappare le firme della moda dovrebbe finire in galera e non uscire più».
Anche i referenti locali – Alessandro Lambertucci e Valentina Fanella – hanno invocato le dimissioni della sindaca: «Tenendo questa posizione si proietta un’ombra grigia sul distretto e su 100mila persone che ci abitano. Il Pd locale chiede di rinnovare i consigli direttivi di Assoconciatori e Aquarno ma poi non affronta un’operazione di chiarezza al suo interno. Speriamo che i coinvolti ne escano innocenti ma non si può far finta di niente, perché siamo dipinti come una seconda terra dei fuochi».
Posizioni simili a quelle dei consiglieri regionali presenti al flash mob di Santa Croce: Elisa Montemagni, Luciana Bartolini, Marco Casucci ed Elena Meini e dei deputati Donatella Legnaioli, Andrea Crippa, Mario Lolini e Manfredi Potenti.
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