La manifestazione
«Comune partecipi ai controlli sulla 429 e sia parte civile nel processo»
san miniato. Promuovere la definizione, su scala comprensoriale, di regole più adeguate di controllo sui processi di depurazione e di smaltimento dei residui e sugli scarichi in acque pubbliche. E il Comune di San Miniato parte civile nel processo a carico dei responsabili dell’inquinamento del suolo. Sono alcuni degli obiettivi contenuti nella mozione presentata da Manola Guazzini (gruppo di opposizione Cambiamenti), in seguito all’inchiesta sui rifiuti della Direzione distrettuale antimafia che ha travolto il settore conciario.
«Sul piano politico – sottolinea Guazzini – emergono elementi inquietanti, tra cui la connessione con la ‘ndrangheta della ditta Lerose a cui Aquarno si è rivolta per smaltire i residui solidi del processo di depurazione conciaria; l’utilizzo potenzialmente pericolosa per il suolo e per le falde idriche di tali residui all’interno del materiale di riempimento di opere pubbliche, tra cui la massicciata della strada regionale 429, che insiste per un breve tratto del suo percorso anche sul territorio del nostro Comune; frequenti scarichi di reflui in acque pubbliche con parametri inquinanti superiori a quanto consentito; la presentazione concertata con l’Associazione conciatori di un emendamento, successivamente impugnato dal Ministero dell’Ambiente, che avrebbe permesso di aggirare i parametri previsti dalle leggi vigenti per la depurazione; tentativi di esercitare pressioni indebite sugli organismi di controllo ambientale».
Alla luce di queste ipotesi emerse dalle indagini, Guazzini ha presentato la mozione per impegnare il sindaco Simone Giglioli e la sua giunta anche a «promuovere l’aggiornamento delle procedure amministrative alla dimensione nuova del rischio di infiltrazioni mafiose; e a partecipare, insieme agli altri Comuni coinvolti nel percorso della Sr 429, a una rigorosa verifica dell’inquinamento del suolo e delle sue eventuali conseguenze sulle falde e sui terreni agricoli e alla promozione delle necessarie opere di bonifica a carico dei trasgressori».
Intanto sulla vicenda interviene anche il partito Volt: «Lanciamo un appello ai consiglieri regionali perché si adoperino per modificare la legge regionale 18 gennaio 2002, n. 5 per regolare con maggiore trasparenza e puntualità i rapporti istituzionali con i gruppi di pressione, in particolare prevedendo l’obbligo per i consiglieri regionali, gli assessori regionali, i dirigenti e i membri del relativo staff di rendere pubblici i dettagli degli incontri con organizzazioni o liberi professionisti nell’esercizio delle proprie funzioni, e la tenuta di un registro pubblico degli accessi alle sedi istituzionali. L’appello sarà sostenuto da una raccolta firme». —
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