Il Tirreno

Pontedera

Il caso 

Pontedera, l’appello dei genitori di figli disabili: vaccinate anche noi, non ci dimenticate

Tommaso Silvi
Pontedera, l’appello dei genitori di figli disabili: vaccinate anche noi, non ci dimenticate

Parlano Di Sandro e Casalini: «Se ci ammaliamo, chi sta con i nostri ragazzi? Abbiamo diritto a vivere sereni»

3 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. Dicono di sentirsi abbandonati dallo Stato. E lanciano un appello disperato, accorato. «Ogni giorno rischiamo di trovarci in un dramma. Qualcuno ci aiuti. Non possiamo aspettare ancora».

Il tema è quello della vaccinazione anti-Covid. A parlare sono Alfonso Di Sandro e Marco Casalini (nella foto). Entrambi hanno figli con disabilità. Il primo rappresenta i genitori dei ragazzi che frequentano i centri diurni della Valdera. Casalini, invece, dirige l’associazione "Prospettive", che raccoglie i babbi e le mamme dei giovani – e non solo – diversamente abili.

«I nostri figli sono già stati vaccinati in quanto inseriti nella categoria delle persone fragili. I genitori che hanno meno di 70 anni, nonostante abbiano potuto registrarsi sul portale della Regione, riconosciuti come assistenti di familiari con fragilità, non hanno ancora ricevuto alcuna comunicazione per la vaccinazione».

E qui nasce il problema. Il motivo della preoccupazione di centinaia di famiglie. «Se noi ci ammaliamo – spiega Di Sandro –, dobbiamo allontanarci dai nostri ragazzi. E noi per loro siamo un punto di riferimento, dobbiamo stargli vicino». Di Sandro prosegue: «Li seguiamo ogni giorno, hanno bisogno di noi per qualsiasi cosa. È assurdo pensare che ci sia la possibilità che vengano isolati dai loro padri e dalle loro madri».

La comunicazione del 6 aprile emanata dal Governo aveva fatto ben sperare le famiglie interessate dalla questione, ma con il passare del tempo nulla è cambiato. «Nell’ordinanza – dice Casalini – c’è scritto che tra le categorie da vaccinare con priorità va considerata anche quella dei cosiddetti “caregiver”, ovvero le persone che prestano assistenza gratuita e quotidiana a un proprio parente di primo grado non autosufficiente. Noi ci siamo registrati sul portale della Regione a metà marzo, ma stiamo ancora aspettando di essere chiamati per la somministrazione del vaccino».

E tra i genitori di figli disabili cresce la sensazione di essere stati messi da parte, quasi dimenticati dalle autorità e dal sistema sanitario.

«Siamo considerati praticamente come le badanti – prosegue Di Sandro – ma per noi la situazione è diversa. Se non possiamo stare con i nostri figli rischiamo di ritrovarci davvero in un grande problema. Assistere una persona con disabilità è un compito difficile, che richiede pazienza e dedizione. Noi lo facciamo con amore perché si tratta di sangue del nostro sangue, ma vogliamo essere messi nelle condizioni di poter fare la nostra vita in tranquillità».

Casalini, poi, ricorda che «è stato detto, nei mesi scorsi, che sarebbe stata aperta una finestra dedicata ai genitori di ragazzi con disabilità, in modo da facilitare l’accesso al vaccino. Ma questo non è ancora accaduto. Abbiamo paura, perché sappiamo bene cosa significa lasciare da soli i nostri figli. Sono stati vaccinati gli avvocati, in Toscana, praticamente in prima battuta. Perché noi veniamo considerati meno importanti? Tutto questo non è concepibile. Vogliamo solo vivere serenamente nelle nostre famiglie, come abbiamo sempre fatto». —

Tommaso Silvi

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web