Il Tirreno

Pontedera

Inchiesta choc 

Terra avvelenata, scatta la richiesta: tre milioni di danni per gli anni di stop

Ilaria Bonuccelli ; Altri servizi alle pagine 6 e 7
Terra avvelenata, scatta la richiesta: tre milioni di danni per gli anni di stop

Dal Green Park di Pontedera: «Il materiale è finito in una strada di cantiere. Da noi la segnalazione ad Arpat»

29 aprile 2021
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Ilaria Bonuccelli

PONTEDERA. Tre anni di sospensione dei lavori. E tre milioni di danni richiesti alla ditta che avrebbe scaricato nell’area fanghi di conceria ancora “inquinati”, invece che terre per riempimento. Oggi, però, a Pontedera, la società Green Park srl è (quasi) pronta per costruire il nuovo quartiere residenziale di 56 lotti: villette monofamiliari e bifamiliari immerse in un parco. Verrà realizzato in un’area edificabile appena la società – spiega l’amministratore Francesco Rossi – avrà concluso la bonifica: smaltimento (a 20 euro a tonnellata) della terra mischiata a fanghi di conceria scaricata qui da una ditta che l’ha avuta gratis da Francesco Lerose, imprenditore vicino alla ’ndrangheta, secondo la procura e la Direzione distrettuale antimafia che conducono l’inchiesta sui reati ambientali in Toscana.

L’inchiesta avrebbe ricostruito una filiera illecita di gestione e smaltimento dei rifiuti. Di questa filiera farebbero parte il consorzio Aquarno, come proprietario degli impianti di trattamento dei rifiuti di conceria di Santa Croce; l’Associazione Conciatori di Santa Croce; politici e funzionari regionali che avrebbero resi più blandi i controlli sugli impianti e sulla qualità dei rifiuti in uscita da depuratori e inceneritore del consorzio dei conciatori. In particolare sulle ceneri dei fanghi (il Keu) destinato all’impianto di trattamento di Francesco Lerose, a Pontedera, che – stando alla procura di Firenze – avrebbe mischiato il Keu a laterizi e sparso la miscela ancora contaminata da cromo, arsenico e metalli pesanti in mezza Toscana. E anche nel cantiere della Green Park srl. Che dal 2017 ha dovuto appunto bloccare il cantiere.

«La storia – precisa Rossi – è presto raccontata. La nostra società ha effettuato come sempre controlli sul materiale di riempimento in arrivo nel nostro cantiere. In particolare, abbiamo effettuato controlli sul materiale che una ditta ci stava scaricando per la realizzazione di una strada di cantiere: una strada di accesso al lotto, che stavamo costruendo per il transito dei camion. Spesso quando si effettuano queste analisi si trovano valori alti di idrocarburi: basta che i mezzi pesanti perdano carburanti e questi valori sballano. Il problema è che noi abbiamo trovato anche cromo, arsenico». Così scatta l’allarme. La società costruttrice segnala la questione ad Arpat.

Scattano nuovi controlli “in contraddittorio”: ognuno ripete le analisi per conto proprio e poi si mettono a confronto. Si conferma che il materiale non è “inerte”: sono ceneri provenienti dall’impianto Lerose che «a quanto ci riferì la ditta incaricata di realizzare la strada di cantiere aveva ottenuto quel materiale in dono». Una pratica non infrequente, da parte di Francesco Lerose, secondo quanto ricostruiscono la procura e la Dda di Firenze: per “liberarsi” il piazzale di Pontedera dagli scarti di conceria, mischiati ai laterizi, non solo regalano “la miscela”, ma addirittura arrivano a pagare chi la ritira: è il caso, ad esempio, di un cantiere a Massarosa. Prezzo concordato per il ritiro: 5 euro a tonnellata.

Nel caso di Pontedera, invece, i terreni contaminati vengono regalati. Il risultato è identico a quello di Massarosa: il cantiere – conferma Rossi – viene «bloccato. Siamo all’inizio del 2017 – aggiunge – e resta fermo fino al 2020, anche se noi abbiamo iniziato subito a rimuovere la strada di cantiere. In realtà, abbiamo fatto di più: con Arpat, Asl, Regione abbiamo concordato un piano di bonifica che prevede pure la rimozione di uno strato di trenta centimetri di terreno su tutta l’area edificabile anche se la zona non è risultata contaminata». In realtà – evidenzia Rossi – grazie ad analisi specifiche effettuate nel sottosuolo «risulta che i metalli pesanti non sono “colati”, non sono penetrati nel terreno. Quindi non c’è pericolo per la falda acquifera». La bonifica, comunque, non è ancora iniziata. Era già autorizzata, ma l’inchiesta l’ha bloccata. Il materiale da rimuovere, infatti, doveva essere riportato nell’impianto di Lerose. Che, invece, è sotto sequestro. Perciò ora la Green Park srl aspetta l’autorizzazione a smaltirlo in discarica a Rosignano o a San Giuliano, come rifiuto. Ma non pericoloso. Però sempre rifiuto. E non adatto ai riempimenti. Ma anche questo è stato messo nel conto. Quello presentato (con perizia certificata dal Tribunale) alla ditta che ha scaricato nell’area i terreni contaminati. —© RIPRODUZIONE RISERVATA

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