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Segnalazioni anonime, rosticceria nel mirino

Tommaso Silvi
Segnalazioni anonime, rosticceria nel mirino

Il titolare del Pollo Gigante: «In un anno ho subìto controlli di ogni genere ed è sempre risultato tutto a norma. Un fastidio e un danno d’immagine»

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PONTEDERA. Non bastava la lotta con le restrizioni imposte dalla pandemia. Tra tavolini distanziati, cibo da asporto e orari di chiusura tassativi. Da un anno deve combattere anche con le segnalazioni che piovono sulla sua attività. «Ho ricevuto cinque controlli nel mio locale, e ogni volta tutto è terminato con un saluto cordiale. Sono perfettamente in regola, ma qualcuno continua a chiamare le forze dell’ordine e le autorità sanitarie». A parlare è Vincenzo Anania, titolare del Pollo Gigante, nella zona pedonale di via Roma.

Ha aperto l’attività nel novembre del 2019, e ci ha messo un po’ per farsi conoscere in città. «Ho cominciato in punta di piedi, cercando di crearmi una clientela. A oggi – racconta Anania – non mi posso lamentare. Gli affari, contestualmente al periodo nero che sta vivendo il commercio, tutto sommato vanno bene». Circa un anno fa, però, Vincenzo ha iniziato a fare i conti con una serie di segnalazioni “misteriose”. Non è chiaro chi sia a segnalare la rosticceria e tavola calda di Anania. Di sicuro, come racconta il commerciante, «qualcuno si diverte a mandarmi controlli di ogni genere. Ho ricevuto gli ispettori della Geofor per l’accertamento sul conferimento dei rifiuti, quindi i vigili del fuoco per presunte irregolarità negli impianti della cucina, e poi anche il Nas dei carabinieri, l’ufficio igiene dell’Asl e la polizia municipale. Ogni volta – racconta Anania – mi viene detto che è stata fatta una segnalazione sul mio locale. Ma fino a ora ogni accertamento è caduto nel vuoto, dato che è stata sempre verificata la regolarità della mia attività, su tutti i fronti».

Vincenzo Anania ha anche pensato di rivolgersi a un legale, per capire se può in qualche modo tutelarsi nei confronti di chi, evidentemente, tenta a tutti i costi di mettergli i bastoni tra le ruote. «Non ho mai avuto screzi – dice –- la gente mi conosce e sa che penso soltanto a lavorare. Così però è dura, perché puntualmente ricevo “visite” nel mio locale. E ogni volta devo tirare fuori certificazioni, documenti, scartoffie. Tutto tempo che tolgo alla mia attività». Non solo, perché Anania sostiene anche di essere vittima di «un danno di immagine. Non è bello, per chi passa dal centro, vedere frequentemente uomini in divisa, o comunque controlli, all’interno del punto vendita. Sembra quasi che sia un criminale, quando in realtà sono soltanto un lavoratore che evidentemente sta antipatico a qualcuno».

Nella speranza che le segnalazioni finiscano, e con loro anche i continui accertamenti, Anania lancia un appello: «Se ci sono persone che vogliono un confronto pacifico, io ci sono. Passo le giornate dietro al bancone della rosticceria. Magari basta una chiacchierata e tutto si risolve». —

 

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